CONFINDUSTRIA: L’ALLARME ETS IN SICILIA

di Umberto Riccobello

Il neopresidente di Confindustria Sicilia, Diego Bivona, ha delineato uno scenario critico per l’assetto produttivo dell’isola, ponendo l’accento sulle pesanti ripercussioni derivanti dal sistema europeo di scambio delle quote di emissione. Al centro della riflessione economica emerge il paradosso di una normativa comunitaria che, nel tentativo di accelerare la transizione ecologica, rischierebbe di produrre l’effetto opposto nelle aree periferiche e insulari. La richiesta che giunge dai vertici degli industriali siciliani è netta: serve una sospensione immediata dei meccanismi Ets ed Ets marittimo per evitare che i costi legati alla decarbonizzazione si trasformino in una barriera insormontabile per la competitività del territorio.

L’intero impianto normativo si regge su un delicato equilibrio di quote gratuite (free allowance), che l’Unione Europea concede ai settori più esposti alla concorrenza internazionale per scongiurare la delocalizzazione produttiva, ma la progressiva riduzione di tali assegnazioni sta trasformando l’Ets (Emission Trading System) in un onere finanziario diretto e crescente.

Questa contrazione del supporto pubblico obbliga le industrie pesanti, come quelle petrolchimiche e cementifere, ad acquistare sul mercato aperto i permessi per ogni tonnellata di anidride carbonica emessa, generando una pressione sui flussi di cassa che rischia di drenare le risorse necessarie proprio per quegli investimenti tecnologici indispensabili alla transizione ecologica.

L’analisi economica condotta dall’organizzazione datoriale mette in luce come la Sicilia si trovi a fronteggiare una doppia penalizzazione. Da una parte pesa lo svantaggio strutturale dell’insularità, una condizione che già oggi grava sul sistema regionale per una cifra superiore ai sei miliardi di euro. Dall’altra l’estensione dei meccanismi Ets alle rotte marittime innesca un effetto a cascata che si ripercuote inevitabilmente sui prezzi al consumo, poiché l’aggravio dei costi per il trasporto delle materie prime e dei prodotti finiti viene trasferito lungo tutta la catena del valore fino allo scontrino finale.

Per un’economia insulare, dove il mare rappresenta l’unica vera autostrada per le merci, tale tassazione ambientale si traduce in un rincaro sistemico dei beni e dell’energia, gravando sul potere d’acquisto delle famiglie.

Un punto di particolare criticità riguarda il distretto industriale di Siracusa, uno dei polmoni energetici e chimici più rilevanti del Mediterraneo. Con l’inizio del 2026, il meccanismo di revisione delle quote porterà a un rincaro dei costi stimato intorno al 20%. Per il solo polo siracusano, questa variazione si tradurrebbe in un esborso supplementare compreso tra i 60 e gli 80 milioni di euro ogni anno. Secondo Bivona, tale pressione finanziaria non favorisce l’innovazione green, ma sottrae risorse vitali che le imprese potrebbero destinare alla riconversione degli impianti.

Le preoccupazioni toccano anche il settore dei trasporti. L’Ets marittimo, applicato a una regione che dipende quasi totalmente dalle rotte navali, sta causando un aumento esponenziale dei noli. Il rischio più immediato è quello del backshift modale, ovvero un ritorno forzato al trasporto su gomma. Questo fenomeno non solo aumenterebbe la congestione delle infrastrutture stradali, ma risulterebbe contraddittorio rispetto agli obiettivi di sostenibilità, incrementando l’impatto ambientale complessivo invece di ridurlo.

Il Clean Industrial Deal, il piano industriale strategico dell’UE pensato per affiancare il Green Deal, viene così percepito come una sfida asimmetrica. Bivona sottolinea come il divario tra gli obblighi normativi e la realtà operativa dei poli di Siracusa, Gela e Milazzo stia diventando una voragine economica. Per garantire condizioni di equità, Confindustria Sicilia invoca un intervento urgente che preveda, oltre al blocco delle tasse sulle emissioni, l’adozione di misure compensative specifiche per le regioni insulari, al fine di tutelare la manifattura e i livelli occupazionali dell’isola.