Le carceri siciliane si confermano, ancora una volta, un luogo nel quale lo Stato sembra aver perso il controllo. agenti aggrediti ucciardone
Gli ultimi eventi registrati a Palermo, con il violento assalto agli agenti durante una perquisizione, e ad Augusta, con il decesso di due detenuti per probabile overdose, sono i sintomi di un collasso strutturale.
Un mix esplosivo di sovraffollamento, carenza di organico, violenza e libera circolazione di droga e cellulari che mette a rischio la vita dei detenuti che vivono nelle carceri e di chi quelle carceri è chiamato a gestirle.
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L’Aggressione all’Ucciardone
La violenza all’Ucciardone si è consumata durante un’operazione di controllo, mirata a contrastare la circolazione di armi, droga e cellulari. Una perquisizione straordinaria nella settima sezione si è trasformata rapidamente in un teatro di guerriglia.
Un gruppo di detenuti ha accerchiato il personale della Polizia Penitenziaria, scagliandosi contro gli operatori. Un’agente è stata strattonata brutalmente per i capelli, mentre un suo collega, rimasto isolato, è stato colpito ripetutamente con calci e pugni, finendo a terra sotto i colpi del gruppo.
Per lui la diagnosi parla di frattura costale e un trauma cranico non commotivo, ferite che hanno reso necessario il trasporto d’urgenza in ospedale. Gli altri operatori, seppur meno esposti ai colpi dei detenuti, hanno comunque riportato lesioni e contusioni varie.
Soltanto l’intervento dei reparti in tenuta antisommossa ha permesso di riportare l’ordine, permettendo infine il sequestro di sette dispositivi mobili, tra smartphone e microcellulari, usati per mantenere contatti con l’esterno.
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Un sistema in ginocchio: l’allarme dei sindacati
L’aggressione di Palermo sottolinea ancora una volta la grave situazione in cui versano le carceri siciliane, confermando uno scenario in cui la Polizia Penitenziaria si trova impotente di fronte a una popolazione carceraria che continua a crescere di numero e diventa sempre più ostile e imprevedibile. A questo si aggiunge il dramma della droga, come dimostrato dalla morte dei due reclusi ad Augusta.
Proprio riguardo ai tragici decessi avvenuti nel siracusano, Sebastiano Bongiovanni, dirigente dell’Uspp di Siracusa, ha commentato senza usare giri di parole “Il sistema penitenziario è allo sbando e gli agenti, a causa della carenza di organico e del sovraffollamento, riescono con difficoltà a coprire i posti di servizio, con inevitabili ripercussioni sulla sicurezza“.
Sui fatti dell’Ucciardone, invece, il segretario nazionale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), Dario Quattrocchi, è durissimo: “La popolazione detenuta è cambiata ed è ormai fuori controllo, molti di loro hanno realmente perso ogni minimo principio di umanità e dignità”. Gli fanno eco dal sindacato Cnpp (Coordinamento Nazionale Polizia Penitenziaria), specificando anche che i responsabili delle violenze sarebbero già stati individuati per il trasferimento.
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L’urgenza di investimenti e risposte concrete
I numeri forniti dalla Uilpa Polizia Penitenziaria per il 2025 delineano un bollettino di guerra: 2.362 violazioni di legge nelle carceri siciliane, tra le quali spiccano in particolare resistenze, minacce e aggressioni, con una media spaventosa di operatori feriti.
Siamo di fronte a un’istituzione che ha superato il punto di rottura. Il diritto alla sicurezza degli agenti e il percorso rieducativo dei detenuti sono ormai un’utopia, con strutture obsolete e sature. Non è più tempo di soluzioni temporanee e di rinvii, la politica deve affrontare l’emergenza adesso.
Senza investimenti massicci e un rinnovamento delle strutture e delle procedure gestionali, il carcere cesserà definitivamente di essere un luogo di legalità e rieducazione per trasformarsi, come già successo in altri paesi, in un vero e proprio avamposto della criminalità.