Il lungo incubo della sete, dei rubinetti a secco e dei calendari per l’erogazione idrica sembra finalmente avviarsi alla conclusione, in particolar modo per i cittadini di Palermo.
Dopo una stagione segnata da restrizioni e incertezze, il capoluogo siciliano si riaffaccia a una quotidiana normalità, merito di una combinazione virtuosa tra la generosità del cielo e una gestione tecnica che ha saputo farsi trovare pronta al momento del bisogno.
Il cambio di passo è sancito dai numeri che arrivano dagli invasi dell’Isola. Se solo un mese fa lo scenario appariva ancora incerto, le precipitazioni eccezionali che hanno caratterizzato gennaio hanno letteralmente ribaltato le sorti del sistema idrico regionale. In trenta giorni, i volumi d’acqua sono passati da 229,95 a 389,43 milioni di metri cubi (a febbraio dello scorso anno era 265,78 Mmc), un balzo in avanti che molti osservatori non esitano a definire sbalorditivo per tempistica e intensità.
Tuttavia, attribuire questo risultato esclusivamente alla pioggia sarebbe riduttivo. Il superamento della fase emergenziale a Palermo è anche il frutto di una serie di manovre strutturali che hanno permesso di ottimizzare ogni singola goccia caduta. Dalla riattivazione di prese fluviali storiche come quella dell’Oreto, capace di dare un respiro immediato alla rete urbana, fino al recupero strategico di pozzi nel territorio di Trabia, la strategia della Regione ha puntato sulla diversificazione delle fonti. Questi interventi hanno permesso di non dipendere esclusivamente dai grandi invasi, molti dei quali mostrano ancora i segni di una fragilità infrastrutturale decennale.
Il quadro regionale resta comunque a tinte diverse. Mentre alcune dighe come la Pozzillo a Regalbuto hanno visto i propri volumi aumentare in modo più che considerevole in poche settimane e altre si avvicinano addirittura alla soglia di guardia che imporrebbe lo sversamento in mare, permangono sacche di sofferenza in bacini storicamente cruciali come la Garcia e la Poma, entrambe nella provincia di Palermo. La fine dell’emergenza immediata, è chiaro, non coincide con la risoluzione definitiva del problema idrico in Sicilia.
Il presidente Schifani, nel salutare con favore il ritorno alla regolarità del servizio nel capoluogo, ha già tracciato la rotta per i prossimi mesi. La sfida si sposta ora sul fronte della manutenzione urbana, con l’invito pressante all’Amap di intervenire su una rete idrica cittadina che continua a disperdere quote significative di risorsa. Parallelamente, lo sguardo si allarga alle campagne, dove la progettazione di nuovi invasi, come quello previsto a Chiusa Sclafani, promette di offrire ossigeno a un comparto agricolo messo a dura prova negli anni passati.
Per il momento, la Sicilia può godersi una tregua preziosa. La Cabina di regia regionale continuerà a monitorare i livelli con la consapevolezza che, sebbene il “miracolo” della pioggia abbia fatto la sua parte, è la tenuta del sistema infrastrutturale a dover garantire che la prossima estate non sia un nuovo ritorno al passato.