REGIONE: FERMARE L’ESODO, INCENTIVARE L’OCCUPAZIONE

di Redazione

Il Governo regionale guidato da Renato Schifani accelera sul fronte della crescita economica e punta con decisione sul rafforzamento del mercato del lavoro. Con l’approvazione dei decreti attuativi per la legge di Stabilità 2026-2028, la Regione introduce una manovra strutturale da seicento milioni di euro nel triennio, pensata per trasformare i segnali incoraggianti dell’occupazione in un sistema produttivo solido e competitivo.

Questi interventi, che vedranno l’Irfis nel ruolo di braccio operativo, si pongono l’obiettivo di abbattere il costo del lavoro attraverso contributi a fondo perduto, incentivando imprese e professionisti a investire in nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Il Presidente Schifani ha sottolineato come la priorità della sua amministrazione sia sostenere gli imprenditori, riducendo gli oneri legati alle assunzioni per alimentare il motore dei consumi e il benessere sociale. In questa visione, il piano si affianca strategicamente al South Working, la misura che incentiva la permanenza e il rientro delle professionalità, definendo un’architettura economica che punta alla rapidità d’azione e alla concretezza.

La manovra prevede un impegno annuale di centocinquanta milioni di euro per gli operatori economici e un ulteriore fondo di cinquanta milioni di euro destinato a chi collega i nuovi contratti a specifici investimenti aziendali.

L’assessore all’Economia Alessandro Dagnino ha evidenziato come questa misura sia nata proprio per valorizzare i dati positivi registrati negli ultimi anni in Sicilia, fornendo alle imprese gli strumenti necessari per colmare il divario con il resto del Paese.

Un’attenzione particolare è stata rivolta all’occupazione femminile e agli over 50, con una maggiorazione del contributo che può arrivare al quindici per cento del costo del lavoro, una scelta che l’assessore definisce fondamentale per accrescere il potenziale dell’intera economia dell’Isola.

Questo pacchetto di riforme arriva in un momento cruciale, mentre i dati Svimez presentati a Roma aprono una riflessione sulle dinamiche demografiche del Mezzogiorno. Lo studio riporta infatti che, tra il 2002 e il 2024, quasi trecentocinquantamila giovani laureati hanno lasciato il Sud, per una perdita netta di duecentosettantamila unità.

Il dato evidenzia come la quota di laureati tra chi parte sia passata dal venti per cento del 2002 a circa il sessanta per cento del 2024, con una mobilità che spesso si manifesta già al momento della scelta universitaria. Proprio per rispondere a queste dinamiche, il governo regionale propone stabilità contrattuale e qualità dell’impiego, puntando a rendere il territorio siciliano sempre più attrattivo per i giovani talenti e per il sistema produttivo.