Il Gip di Caltanissetta ha disposto gli arresti domiciliari per il deputato regionale Michele Mancuso di Forza Italia, indagato per corruzione. L’ordinanza è stata eseguita oggi dalla Squadra mobile di Caltanissetta e dallo Sco (Servizio centrale operativo) della Polizia di Roma.
Il deputato era stato ascoltato dal Gip il 22 gennaio in sede di interrogatorio preventivo per esporre le proprie controdeduzioni alle richieste della Procura che il Gip ha invece ritenuto in larga parte fondate.
I fatti riguardano un’ipotesi di ricezione di denaro per l’importo di 12.000 euro consegnato a Michele Mancuso in tre diversi momenti per favorire l’associazione A.S.D. Genteemergente quale destinataria di fondi pubblici pari a 98.000,00 euro per la realizzazione di spettacoli nella provincia di Caltanissetta, stanziati con Legge regionale 12 agosto 2024, n. 25, art. 44.
La Procura nissena, guidata dal procuratore Salvatore De Luca aveva chiesto per il deputato gli arresti domiciliari per il reato di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, reato previsto dall’articolo 319 del codice penale e che prevede la reclusione da sei a dieci anni. Il Gip ha invece ha ritenuto più confacente ai fatti il reato di cui all’articolo 318 del codice penale che sanzione il pubblico ufficiale che per l’esercizio delle sue funzioni riceve denaro o altra utilità e che prevede la reclusione da tre a otto anni.
Il Gip ha disposto gli arresti domiciliari anche per Lorenzo Tricoli, braccio destro di Mancuso, e il divieto di esercizio di impresa per un anno per i rappresentanti legali e componenti dell’associazione Asd Genteemergente Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli.
Agli altri indagati è contestata anche l’ipotesi di truffa aggravata per avere dedotto, mediante fatture di costi fittizi, 49.000,00 euro circa in danno della Regione Siciliana.
Vi era stato anche il sequestro di duemila euro, rinvenuti dai militari sotto il tappetino dell’auto intestata alla moglie del deputato. Le banconote erano accompagnate da un appunto manoscritto con il nome di un operatore sanitario e la dicitura “trasferimento”.
Una nota della Procura, a firma del Procuratore De Luca, ricorda che il 3 febbraio “il Tribunale del Riesame aveva disposto la restituzione delle somme sottoposte a sequestro preventivo, fondando tale decisione esclusivamente sulla mancanza del pericolo che tali somme potessero essere sottratte nel corso del procedimento (e non sulla mancanza di indizi a carico, dei quali ha ritenuto, invece, la sussistenza)”.