Nella politica dei “tempi rapidi”, Matteo Salvini e la Lega scelgono la velocità della luce, o forse quella della fantascienza. Durante il direttivo regionale tenutosi ieri a Messina, il leader del Carroccio, collegato da remoto, ha messo nero su bianco un’operazione che definire d’anticipo è un eufemismo: il sostegno incondizionato al bis di Renato Schifani, con l’obiettivo dichiarato di incassare, tra sette anni, la guida della Regione.
La pacificazione tra via Bellerio e Palazzo d’Orleans passerebbe dal dossier infrastrutture. Secondo quanto dichiarato dal Ministro, sul nome di Annalisa Tardino come Presidente dell’Autorità Portuale della Sicilia Occidentale sarebbe ormai arrivato il via libera del presidente Schifani. Questo passaggio, se confermato, archivierebbe mesi di tensioni, scontri legali e ricorsi al TAR. A favorire l’intesa sarebbe stato il recente apprezzamento espresso dallo stesso Governatore per l’operato dell’ex europarlamentare: un segnale che trasformerebbe un braccio di ferro istituzionale in una convergenza politica.
Ma è sul “dopo-Schifani” che la mossa di Salvini assume contorni quasi surreali. Il segretario federale non si è limitato a garantire lealtà per il prossimo mandato, ma ha espresso chiaramente l’ambizione di vedere, in un futuro non troppo lontano, un proprio rappresentante al vertice della Regione. Mettere le mani avanti oggi per una competizione che si svolgerebbe verosimilmente nel 2032 appare come un paradosso politico.
Viene da chiedersi il perché di questa fuga in avanti. È un modo per sbarrare la strada a chi coltivava ambizioni più immediate per il post-Schifani? O un diversivo tattico per placare le correnti settentrionali? Con la base storica ancora scossa dalla convivenza forzata con le posizioni del mondo vannacciano, Salvini prova forse a piantare bandierine su obiettivi lontani per dimostrare che il progetto “Nazionale” ha ancora un futuro. Ma in un’epoca in cui i governi cadono in pochi mesi e i partiti cambiano pelle in una stagione, che senso ha prenotare un posto a tavola per una cena che verrà servita tra sette anni?
Comunque sia, il collante di questa strategia resta il Ponte sullo Stretto, che Salvini non vede solo come acciaio e cemento, ma come il piedistallo politico per la sua classe dirigente. La conferma della sua partecipazione alla manifestazione “Sì al Ponte” del 28 marzo a Messina ribadisce il concetto: in questa porzione di territorio, la Lega scommette tutto sul cantiere del secolo.