Il sistema economico della Sicilia si trova in una fase di profonda ridefinizione, in cui il fenomeno della migrazione giovanile non rappresenta più solo una questione sociale, ma una vera e propria variabile macroeconomica critica. La nascita di “Alleanza per Restare”, presentata lo scorso fine settimana a Caltanissetta a cura della Commissione speciale politiche giovanili di ANCI Sicilia (Associazione dei Comuni) e da ANCI Giovani Sicilia, non rappresenta soltanto l’ennesimo tavolo di concertazione, ma si configura come una mobilitazione strutturale che unisce le istituzioni locali, il comparto produttivo e le espressioni più vive della società civile.
L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare l’Isola da terra di partenze sistemiche in un hub di opportunità concrete, cercando di invertire una tendenza che negli ultimi dieci anni ha visto svanire una massa critica di circa duecentomila residenti, prevalentemente giovani.
Le analisi macroeconomiche che fanno da sfondo a questa intesa sono impietose e delineano un quadro di fragilità demografica senza precedenti. Quando un territorio perde un terzo dei propri laureati in un solo decennio, non sta solo assistendo a un fenomeno migratorio, ma sta subendo un drenaggio di competenze e di potenziale innovativo che impoverisce il tessuto imprenditoriale presente e futuro.
In questo contesto, l’invecchiamento della popolazione, con una fascia di over 65 che ha ormai quasi doppiato quella degli under 15, mina le fondamenta stesse della sostenibilità del welfare regionale e riduce drasticamente la propensione al consumo e all’investimento interno.
Proprio per rispondere a questa emergenza, i vertici dell’associazione dei comuni siciliani hanno sottolineato la necessità di una strategia che non sia calata dall’alto, ma che nasca da un ascolto profondo delle esigenze del territorio. Il presidente di Anci Sicilia, Paolo Amenta, e il segretario generale, Mario Emanuele Alvano, hanno voluto rimarcare come la conferenza di Caltanissetta rappresenti un ulteriore passo verso la costruzione di una strategia regionale condivisa, capace di rendere le politiche giovanili sempre più concrete, strutturate e diffuse in tutta la regione.
Secondo la visione espressa, per far sì che i giovani restino è necessario utilizzare le norme già in campo e introdurne di nuove, tenendo conto delle proposte che arriveranno dall’alleanza siglata tra i vari attori sociali ed economici.
Sul piano delle politiche attive, l’Isola sta già introducendo strumenti significativi che fungono da cuscinetto contro la dispersione di capitale umano. Le misure adottate dal governo Schifani, in particolare su proposta dell’assessore Dagnino, si muovono infatti lungo direttrici precise: l’istituzione della Super ZES, che offre vantaggi burocratici e fiscali, si affianca agli incentivi per la decontribuzione delle nuove assunzioni e alla promozione del South Working.
Quest’ultimo, in particolare, non è solo una risposta logistica alla digitalizzazione, ma una vera e propria strategia di ripopolamento dei centri minori, permettendo ai professionisti di operare dai propri comuni d’origine pur restando connessi ai mercati globali. Queste iniziative mirano a mantenere il valore aggiunto prodotto dai talenti siciliani all’interno dei confini regionali, sostenendo l’economia locale e i consumi interni.
Tuttavia, nonostante la validità di queste buone pratiche, la portata del problema richiede un cambio di passo che non può restare confinato entro i confini dello Stretto. Se la Sicilia sta provando a generare i propri anticorpi contro la fuga dei cervelli, è altrettanto evidente che la sfida ha una dimensione nazionale.
Occorre che il governo centrale intervenga con un piano lungimirante e massiccio di risorse, uscendo dalla logica della temporaneità per entrare in quella degli investimenti strutturali di ampio respiro. Non è sufficiente agevolare l’ingresso nel mondo del lavoro se mancano le infrastrutture materiali e immateriali che rendono un territorio realmente competitivo nel lungo periodo.
L’Alleanza si pone dunque come un ponte necessario tra le istanze locali e i palazzi della politica regionale e nazionale. L’idea di fare rete non è un esercizio di stile, ma una necessità economica: unire i comuni, le università e il mondo delle imprese significa creare un ecosistema dove la domanda e l’offerta di lavoro possano finalmente incontrarsi in modo fluido. Questo “patto per restare” mira a scardinare quella narrazione della rassegnazione che per troppo tempo ha accompagnato le statistiche sulla disoccupazione meridionale, puntando invece sulla condivisione di obiettivi comuni tra enti e movimenti.
Un intervento nazionale massiccio deve mirare a potenziare quanto già avviato, garantendo che i capitali destinati all’innovazione tecnologica e alla transizione energetica trovino in Sicilia un terreno fertile e stabilmente agevolato. Solo così l’Isola potrà offrire alle nuove generazioni ragioni economiche solide per non fare le valigie. Il rafforzamento del ruolo delle politiche giovanili nelle strategie di sviluppo deve diventare il cuore pulsante della programmazione economica dei prossimi anni.
Il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità dei sottoscrittori di trasformare le riflessioni di Caltanissetta in proposte concrete da avanzare ai governi regionale e nazionale. La Sicilia ha bisogno di una strategia che sia sostenuta da una volontà sociopolitica ferma, capace di pretendere le risorse necessarie per colmare un divario che rischia di diventare incolmabile. Restare in Sicilia non deve più essere un atto di eroismo o una mancanza di alternative, ma una scelta razionale basata su un mercato del lavoro dinamico, moderno e, soprattutto, accessibile.