Qualche giorno fa, durante un convegno tenutosi presso l’Università La Sapienza di Roma, il presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) Giacomo Lasorella ha dichiarato che AGCOM invierà a breve una segnalazione alla Commissione Europea, per denunciare rischi che i sistemi di intelligenza artificiale messi a disposizione da Google sul proprio motore di ricerca – AI Mode e AI Overview – pongono per la libertà di informazione.
Da qualche tempo, infatti, facendo una ricerca su Google, il primo risultato a essere mostrato non è più il link all’articolo con la migliore indicizzazione, ma la risposta elaborata da “AI Overview”, e i primi dati hanno dimostrato subito che, da quando è stata implementata questa funzione, il numero di clic ai link proposti come risultato della ricerca si è ridotto drasticamente. In altre parole, gli utenti si accontentano della risposta proposta da AI Overview e ignorano tutte le altre fonti a loro disposizione.
Un fenomeno che ha danneggiato soprattutto i giornali, dal momento che gli utenti non consultano più le fonti originali delle notizie. Proprio questo aspetto – a parere di Lasorella – costituirebbe un forte rischio per la libertà di informazione, incidendo sul diritto degli utenti di fruire una pluralità di fonti informative protetto dallo European Freedom Act, il regolamento europeo sulla libertà d’informazione.
D’altronde, AGCOM era stata invitata a occuparsi di questo problema e attivarsi per ottenere un intervento da parte della Commissione dalla Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG).
In un comunicato stampa pubblicato qualche mese fa, infatti, la FIEG aveva accusato Google di essere diventato un “traffic killer”, ossia di “uccidere” il traffico verso le fonti originali delle informazioni, creando non soltanto un danno economico per il settore dei media, ma alimentando anche la disinformazione, con un impatto negativo sul dibattito democratico.
Nello stesso comunicato, la FIEG aveva annunciato di avere chiesto ad AGCOM di attivarsi per ottenere l’apertura di un’istruttoria da parte della Commissione Europea per violazione delle regole stabilite dalDigital Services Act, il regolamento europeo sui servizi digitali.
AGCOM, infatti, è l’autorità nazionale individuata come “coordinatore dei servizi digitali” ai sensi del Digital Services Act, ed è responsabile della vigilanza e applicazione del regolamento. Tuttavia, la competenza a vigilare ed eventualmente intraprendere azioni di esecuzione nei confronti di “piattaforme online di dimensioni molto grandi” e “motori di ricerca online di dimensioni molto grandi” – categoria nella quale rientra Google – è affidata direttamente alla Commissione europea.
In virtù di un generale principio di cooperazione e assistenza fra i coordinatori di servizi digitali e la Commissione, AGCOM può quindi sollecitare un intervento da parte di quest’ultima, ma non intervenire direttamente sul tema, e lo stesso Lasorella ha chiarito che l’Autorità sta già attivamente collaborando con la Commissione su questi temi.
Ma quali sono le regole che Google avrebbe violato? Ad oggi, non ci sono contestazioni formali su questo punto, ma si può ipotizzare che a Google possa essere contestato il mancato rispetto dei propri obblighi sulla valutazione e l’attenuazione dei rischi legati al proprio sistema.
Il Digital Services Act prevede, infatti, che i fornitori di piattaforme online di dimensioni molto grandi e di motori di ricerca online di dimensioni molto grandi individuino, analizzino e valutino adeguatamente gli eventuali rischi legati ai propri sistemi, adottando poi le misure necessarie a mitigarli.
Il regolamento indica le categorie di rischi a cui dover prestare attenzione, includendovi espressamente gli “eventuali effetti negativi attuali e prevedibili” per l’esercizio di diritti fondamentali, fra cui quelli alla “libertà di espressione e di informazione, inclusi la libertà e il pluralismo dei media”, nonché per il dibattito civico.
Entrambi questi aspetti – il pluralismo dei media e la correttezza del dibattito civico – sarebbero potenzialmente compromessi dall’effetto AI Overview, e il fatto che Google non solo non li abbia tenuti in considerazione, ma ne sia attivamente responsabile, sarebbe contrario agli obblighi imposti dalla normativa europea.