L’iniziativa prende corpo attorno al nome “NoMaranza”, una realtà associativa che si propone di fungere da interfaccia tra il tessuto imprenditoriale locale e le istituzioni, con l’intento dichiarato di arginare quella che viene percepita come un’escalation di prepotenza e insicurezza. A guidare questo progetto, presentato recentemente negli spazi del Palermo Marina Yachting, è lo chef Natale Giunta, volto noto della ristorazione cittadina, che ha deciso di trasformare una provocazione lanciata sui social network in una struttura organizzativa capace di pesare nel dibattito pubblico cittadino.
Il termine che definisce l’associazione nasce da un episodio tragico che ha scosso profondamente la comunità: l’uccisione di Paolo Taormina, lo scorso ottobre, davanti il locale di famiglia nel centro di Palermo. Il riferimento è al cognome del reo confesso del delitto, Gaetano Maranzano. Giunta ha spiegato come l’idea non sia nata dal nulla, ma sia il frutto di un senso di frustrazione accumulato nel tempo, osservando atteggiamenti di sfida e una cultura della sopraffazione che sembrano aver preso piede tra alcuni frequentatori abituali della vita notturna.
L’obiettivo non è quello di discriminare un look specifico, ma di contestare un comportamento che si nasconde dietro simboli estetici diventati, nel tempo, espressione di un’arroganza pronta a trasformarsi in violenza. Il timore costante degli operatori del settore è legato a quei gruppi che, uniformati in uno stile ben riconoscibile, utilizzano la minaccia per imporre il proprio ingresso nei locali, mettendo a dura prova la tenuta dell’ordine pubblico.
Affianco a Giunta, nella veste di segretaria, figura la nota inviata televisiva Stefania Petyx, la quale ha voluto chiarire fin da subito lo spirito dell’operazione. Secondo la giornalista, l’adesione a questo progetto non è dettata da pregiudizi estetici verso barbe o abbigliamenti particolari, ma dalla necessità impellente di fermare una deriva preoccupante che rende i luoghi di aggregazione meno sereni per i cittadini.
Si tratta, dunque, di distinguere tra la libertà di espressione personale e il rispetto delle regole di convivenza civile, promuovendo un ambiente in cui il divertimento torni a essere un diritto tutelato e non un rischio costante.
Un nodo cruciale attorno al quale ruota l’azione di questa nuova entità è la revisione normativa, con un focus specifico sull’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. L’avvocato penalista Mario Bellavista, che riveste il ruolo di vicepresidente dell’associazione, ha sottolineato come la norma vigente finisca, paradossalmente, per scoraggiare i gestori dei locali dal denunciare episodi di violenza.
Il rischio temuto dagli esercenti è quello di incorrere in sanzioni o addirittura nella chiusura dell’attività in seguito a disordini causati da terzi. L’associazione intende quindi farsi promotrice di una riforma che possa proteggere i locali virtuosi, garantendo loro una tutela da parte delle autorità senza che la denuncia diventi un boomerang per la continuità lavorativa delle imprese. La proposta include anche la creazione di protocolli d’intesa con la prefettura e l’amministrazione comunale, finalizzati a creare una rete di protezione per chi rispetta le regole.
La presentazione è stata arricchita da una mostra fotografica curata da Alessio Falzone che offre un contrappunto visivo alle polemiche. Attraverso una narrazione per immagini, l’autore intende documentare esempi di movida sana, dimostrando che la componente estetica non deve essere automaticamente associata a contesti di degrado o pericolo. La presenza all’evento di familiari di giovani vittime della violenza notturna, come Daniela Vicari e Loredana Zerbo, ha dato ulteriore peso all’iniziativa, ricordando che dietro ogni dibattito sulle politiche di sicurezza ci sono storie umane drammatiche e vite spezzate.
L’associazione si muoverà su più fronti: dall’assistenza legale per gli imprenditori alla formazione specifica per il personale, fino a campagne di sensibilizzazione che arriveranno nelle scuole. L’idea di fondo è che la sicurezza non possa essere delegata esclusivamente alle forze dell’ordine, ma richieda un impegno collettivo e una responsabilità condivisa
Si guarda alla necessità di educare le nuove generazioni al rispetto reciproco, cercando di sradicare alla base quelle sacche di inciviltà che oggi minacciano la serenità di Palermo, una città che, secondo i promotori, si trova di fronte a un bivio importante per la qualità della propria vita sociale. Il messaggio è chiaro: occorre superare la paura di denunciare e costruire un’alleanza solida per ridare alla città spazi in cui sia possibile uscire la sera senza timore.