GASOLIO A PREZZI DI PURA SPECULAZIONE

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La Sicilia paga altissimo il costo della speculazione sul petrolio.

Ormai è un fatto universalmente noto che le compagnie hanno fatto aumentare la stessa benzina presenta nei rifornimenti così come venderanno a prezzi maggiorati la benzina già raffinata e stoccata nelle raffineria. Altrettanto venderanno a prezzi maggiorati la benzina ricavata dal petrolio già stoccato nelle raffinerie. In pratica, ritengo che per almeno 30 giorni sarà venduto ad un prezzo fortemente maggiorato e quindi frutto di pura speculazione carburante prodotto con petrolio comprato ai prezzi precedenti al suo aumento.

Ma questo che è già grave per tutto il paese diventa gravissimo, ed è anche umiliante sotto molti aspetti, per la Sicilia. Come tutti sanno la nostra Isola produce dal 50 al 60% del carburante che viene consumato in Italia.

Ma da dove viene questo petrolio? Da Algeria e Libia certamente non passando dallo stretto di Hormuz E chi è l’importatore di questo petrolio? Principalmente l’Eni che importa anche carburante già raffinato nella raffineria algerine e libiche. Poi il governo algerino ma anche il governo libico attraverso le loro compagnie di Stato.

Lo stesso vale per il metano che arriva in Sicilia attraverso i due gasdotti uno dall’Algeria ed uno dalla Libia e presto da un terzo dalla Tunisia. Nessuno di questi Paesi è coinvolto nella crisi di Hormuz.

Quindi non solo l’Italia non ha in gran parte motivo di aumentare i prezzi dei carburanti almeno per un mese, ma addirittura questo è vergognoso che avvenga in Sicilia che paga i costi ambientali per approvvigionare di carburante il Paese.

Ing. Tuccio D’Urso già dirigente Generale del Dipartimento ENERGIA in Sicilia