Purtroppo sono tanti i siciliani che si innamorano follemente del primo capopopolo che passa e della sua demagogia. È successo tante volte ed è sempre stata una delusione. Ma una delusione pericolosa e dannosissima. Adesso succede con La Vardera che viene scambiato per un supereroe ed è invece semplicemente un comunicatore abile e follemente innamorato di sè stesso.
A ben vedere successe lo stesso con Rosario Crocetta e pochi anni fa con Cateno De Luca e qualche anno prima con Peppe Grillo che attraversò lo stretto a nuoto, e molti anni prima con Leoluca Orlando (quest’ultimo per la verità, pur assimilabile agli altri per demagogia, è uomo di diversa levatura e superiore cultura).
Sono stati tutti un disastro per l’isola. Levatrici di grandi speranze e produttori di terribili delusioni. I costi per l’Isola sono stati immensi e l’economia ha pagato prezzi insopportabili. L’idea che per crescere bastava punire i cattivi e premiare i buoni era una semplice tisana con le pretese di curare una brutta malattia.
I 5 anni di Crocetta ci hanno consegnato ad avventurieri, alcuni dei quali contigui alla criminalità che hanno devastato le casse della Regione. Anche lui fece un partito: Si chiamava il Megafono e anche lui cercava di convincere i siciliani di voler andare Controcorrente.
E adesso arriva l’ennesimo bluff da teatrante che riempie le sale senza nessuna reale proposta concreta.
Come il peggior politico, Ismaele La Vardera, riempie l’isola di promesse. Io farò, noi faremo, con me tutto cambierà e così via.
Il politico di cui non bisognerebbe fidarsi mai è proprio quello che prospetta soluzioni semplici per problemi complessi e La Vardera ne rappresenta l’esempio classico.
Fa tristezza vedere sbarcare nel suo movimento politici di terza e quarta fila speranzosi di prendere un biglietto rapido per il parlamento regionale.
Il centrodestra e la sinistra commettono un grave errore nel sottovalutarlo, anche se alla fine, come con Crocetta, la sinistra si inchinerà per la smania di governare.
Due sono gli antidoti al nuovo Masaniello: combatterlo frontalmente smettendo di pensare che ad occuparsene lo si rafforzi e in secondo luogo cambiare la legge elettorale regionale cancellando la possibilità di voto disgiunto tra Presidente e liste collegate in modo che gli elettori siano liberi di assumersi ogni responsabilità sul risultato finale.