Non si possono affrontare i problemi solo un attimo dopo che si sono verificati. Ve ne sono alcuni che vanno affrontati prima che accadano. La vicenda che riguarda Iacolino è una di queste.
Serve a poco averlo sospeso dagli incarichi (le sue dimissioni erano peraltro ovvie). I contraccolpi saranno comunque inevitabili. Occorreva prendere una decisione molto tempo prima sulla base dei comportamenti scarsamente trasparenti che aveva dimostrato alla guida del dipartimento.
Non siamo in grado di affermare, e non ci compete, la sua colpevolezza o innocenza. E pur preoccupati dalla forza delle accuse, restiamo garantisti fino in fondo.
Ma non possiamo non rilevare che in questi anni, a fronte del potere enorme acquisito da Iacolino nella sanità siciliana, nessuna contromisura venne mai presa.
Iacolino andava rimosso da dirigente generale del dipartimento di Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute già a settembre del 2024 quando fu accusato, in gran parte a ragione, di aver gestito la pratica delle nomine dei direttori sanitari e amministrativi da politico di lungo corso trattando direttamente e di fatto tradendo il Presidente della Regione che aveva affermato che la questione andava decisa dai direttori generali e che non avrebbe partecipato ad alcuna trattativa.
Andava rimosso già quando esplose la questione dei referti istologici all’ASP di Trapani. Era evidente che l’allora manager dell’ASP Ferdinando Croce era la vittima sacrificale di responsabilità che in gran parte erano all’interno dell’assessorato regionale ed in particolare nel dipartimento di Iacolino e che gli allarmi e le richieste tempestivamente lanciate non erano state raccolte.
Andava rimosso quando era evidente che sempre più si comportava da politico anziché da burocrate e quasi sempre il suo ruolo sovrastava prima quello dell’assessora Volo e adesso quello dell’assessora Faraone rischiando consapevolmente di apparire l’assessore ombra.
E andava rimosso quando due partiti dell’alleanza di centrodestra posero la questione in modo chiaro chiedendo esplicitamente che venisse allontanato dal vertice di quel dipartimento in considerazione delle (chiamiamole così) difficoltà che si erano determinate sul fronte della sanità regionale.
E aandava rimosso quando fu noto a tutti che era alla ricerca spasmodica di nuovi sponsor politici che lo garantissero visto che i precedenti non erano più in grado di farlo.
Soprattutto non era il caso di affidargli quasi a mò di risarcimento per il suo, troppo tardi avvenuto, allontanamento, una poltrona di enorme responsabilità come quella del Policlinico di Messina dando l’impressione che comunque il giudizio su di lui fosse comunque positivo.
Dare troppo spazio e fiducia a chi lavora in modo evidente solo per i propri interessi è sempre un errore gravissimo; uno di quegli errori che possono fare cadere i governi.