ELEZIONI: CENTRODESTRA IN STALLO A ENNA E AGRIGENTO

di Umberto Riccobello

L’impasse del centrodestra siciliano, tra veti incrociati e ambizioni territoriali, rischia di trasformare l’appuntamento con le urne di maggio in un terreno di scontro fratricida. Se a Messina e Marsala la coalizione era riuscita a blindare nomi unitari capaci di dare un’immagine di compattezza, il panorama che si delinea a Enna e Agrigento racconta oggi una storia diametralmente opposta. In queste province, la geografia politica della maggioranza si sta frammentando sotto la pressione di correnti interne e vecchie ruggini che sembrano prevalere sulla strategia comune, mettendo a dura prova la tenuta dell’alleanza.

Ad Agrigento, la città dei Templi si è trasformata in un laboratorio di tensioni dove il passato e il presente si scontrano senza esclusione di colpi. Al centro della contesa si staglia la figura di Calogero Sodano, un classe ’46 che evoca stagioni politiche passate e che ha compattato attorno a sé Forza Italia e l’Mpa di Raffaele Lombardo. Questa convergenza ha però innescato una reazione immediata nel resto dello schieramento: la Lega e la Nuova DC, che avevano già incassato la disponibilità alla candidatura di Luigi Gentile — profilo di peso con un trascorso da deputato e assessore regionale — hanno alzato un muro insormontabile. La loro è una netta contrarietà a un ritorno al passato, considerato poco in linea con le esigenze di rinnovamento sollecitate dall’elettorato.

In questo scenario, Fratelli d’Italia si ritrova nel ruolo scomodo del mediatore che deve evitare il naufragio, invocando un candidato di sintesi che sia realmente unitario. Il partito di Giorgia Meloni teme infatti che una frammentazione eccessiva possa consegnare la città alle opposizioni, vanificando il vantaggio competitivo che la coalizione solitamente detiene in queste latitudini.

Spostando lo sguardo verso il cuore dell’Isola, la situazione a Enna non appare meno complessa, sebbene le dinamiche siano di natura diversa. Qui il problema non è tanto lo scontro tra sigle differenti, quanto una profonda e dolorosa lacerazione interna a Forza Italia che vede contrapposte la deputata regionale Luisa Lantieri, e la componente molto vicina all’europarlamentare Marco Falcone.

Questa frattura azzurra agisce da vero e proprio paralizzante per l’intero schieramento, impedendo a un perimetro ampio — che spazia da Fratelli d’Italia all’Mpa, passando per Noi Moderati e un mondo di formazioni civiche — di individuare quel baricentro programmatico indispensabile per la sfida elettorale. Finché Forza Italia resterà ostaggio dei propri dualismi, gli alleati non potranno che osservare lo stallo dai margini, impossibilitati a puntare su un profilo di reale stabilità. Questo vuoto di leadership condivisa sta alimentando pericolosi solipsismi e fughe in avanti, uno scenario che minaccia di polverizzare l’ambizione di presentarsi al voto sotto un unico, compatto vessillo.

Il paradosso di questa crisi risiede nel fatto che, mentre a livello regionale i vertici cercano di ostentare una solida unità di intenti, nelle periferie le logiche di potere locale stanno presentando il conto. Ognuno cerca di piantare la propria bandierina, ignorando che l’elettorato siciliano ha già dimostrato di non gradire le coalizioni nate sotto il segno della costrizione o del compromesso al ribasso.

Le trattative frenetiche di questi giorni nelle segreterie palermitane non hanno ancora prodotto la fumata bianca sperata. Il rischio concreto è quello di arrivare a ridosso della presentazione delle liste con un accordo di facciata che nasconde malumori pronti a esplodere subito dopo il voto, o peggio, di una coalizione che si presenti divisa con più candidati della stessa area. Questo scenario sarebbe un colpo durissimo all’immagine di un’alleanza che punta a confermarsi forza egemone nell’isola.

Senza un passo indietro collettivo e una visione che vada oltre i confini del singolo interesse, le sfide di Enna e Agrigento potrebbero trasformarsi da opportunità di governo in un logorante test di resistenza tra alleati sempre più simili a separati in casa.