TERZO MANDATO KO. VOTO SEGRETO COLPISCE ANCORA.

di Redazione

Il M5S ha presentato un emendamento soppressivo e ha chiesto il voto segreto sul disegno di legge sul terzo mandato per i sindaci dei comuni tra i 5.000 e i 15.000 abitanti.

In teoria sulla base delle dichiarazioni di voto, l’emendamento avrebbe dovuto essere largamente respinto.

I votanti sono stati 61 e i voti a favore dell’emendamento soppressivo sarebbero dovuti essere 21 contro 40.

Invece i voti favorevoli all’emendamento e quindi contrari al terzo mandato sono stati 43 contro appena 18.

Una vera e propria debacle.

Il governo e la Commissione avevano lasciato libertà di voto, ma questo non cambia il nocciolo della questione.

Quando i deputati sono nascosti ai propri elettori si comportano in modo diverso da quello che dichiarano pubblicamente.

Occorre prendere atto che il voto segreto impedisce il percorso democratico dentro l’Assemblea Regionale. A questo punto si possono tranquillamente abolire le dichiarazioni di voto che evidentemente sono quasi tutte non veritiere.

Tutto questo con buona pace della sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito che i criteri per l’elettorato passivo devono essere uguali in tutto il Paese.

Una sola riflessione aggiuntiva. Proporre l’abolizione del voto segreto in una votazione nella quale verrebbe chiesto il voto segreto, sarebbe assolutamente inutile a meno che il governo non dichiarasse che lega a quel voto la propria permanenza in carica. A fronte del rischio di andare a casa sicuramente scomparirebbero i franchi tiratori.