INPS SICILIA, I DATI DELL’ATTIVITÀ ISPETTIVA 2025

di Umberto Riccobello

Nella sede dell’istituto a Palermo, l’INPS ha ieri presentato i dati dell’attività ispettiva del 2025, delineando un quadro che va ben oltre la semplice cronaca giudiziaria per trasformarsi in una complessa analisi di patologia del sistema Sicilia. I numeri emersi non descrivono soltanto singoli episodi di illegalità, ma svelano un’architettura del sommerso che drena risorse vitali dal sistema di protezione sociale, incidendo pesantemente sulla tutela dei diritti dei lavoratori e alterando, tra gli altri effetti, i meccanismi della libera concorrenza nel mercato isolano.

Il resoconto annuale evidenzia come la vigilanza si sia mossa in un contesto di cronica carenza di organico, dove una manciata di ispettori — 72 nel 2025 a fronte di una necessità di circa 150 unità operative — ha dovuto fronteggiare un fenomeno di irregolarità che sfiora il novanta per cento delle aziende verificate. Questa sproporzione tra controllori e potenziali trasgressori non ha impedito la scoperta di un buco contributivo che supera i settantasette milioni di euro, una cifra che pesa come un macigno sulla sostenibilità dei servizi pubblici. Sergio Saltalamacchia, direttore regionale dell’Inps, ha sottolineato come l’evasione contributiva stia erodendo una fetta significativa del prodotto interno lordo regionale, con ricadute dirette sulla qualità delle prestazioni offerte alla cittadinanza.

L’analisi dei settori produttivi rivela strategie di elusione differenziate ma ugualmente perniciose. Su 694 aziende sottoposte a controllo, ben 600 sono risultate irregolari, portando alla luce un esercito di 434 lavoratori in nero e 10.828 posizioni irregolari, a cui si aggiungono 5.309 rapporti fittizi, ossia inesistenti ma registrati al solo scopo di truffare le casse previdenziali.

Nell’agricoltura, il fenomeno dei rapporti di lavoro fittizio ha raggiunto proporzioni sistemiche: su 126 aziende controllate sono stati scoperti ben 4.262 rapporti di lavoro irregolari con picchi nel catanese, nell’agrigentino e nel nisseno, e 4.882 fittizi, con dati allarmanti sempre nel territorio di Catania, seguito da quelli di Siracusa e Ragusa. In questo comparto, la creazione di contratti fantasma non serve a generare produzione, bensì a drenare indebitamente indennità di disoccupazione e prestazioni assistenziali, trasformando il bracciantato in un paravento per truffe previdenziali su larga scala.

Altrettanto inquietante è lo scenario emerso nel mondo dell’istruzione privata e del sociosanitario. Nelle scuole paritarie è stata riscontrata una prassi che baratta il salario con il punteggio per le graduatorie pubbliche, creando un mercato del lavoro parallelo dove il docente, pur di accumulare titoli, accetta di prestare la propria opera gratuitamente o con contratti simulati.

Nelle case di riposo, invece, l’illegalità assume contorni di drammaticità umana, con l’uso di falso volontariato per nascondere rapporti subordinati e, nei casi più estremi, situazioni di vero e proprio sfruttamento che sfociano nel caporalato urbano. Si tratta di un degrado che finisce inevitabilmente per riflettersi sulla qualità della cura, portando a una profonda disumanizzazione del servizio dove la fragilità degli ospiti può diventare il terreno fertile per intollerabili abusi e privazioni della libertà personale.

L’indagine non ha risparmiato gli enti pubblici, accendendo un faro sulle Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza. Le Ipab siciliane, 85 e tutte controllate, appaiono come relitti di un sistema gestionale ormai fuori controllo, gravate da un debito verso l’Inps che tocca i 53 milioni di euro e caratterizzate da anomalie amministrative che risalgono a normative di fine Ottocento. Il ricorso a schemi contrattuali obsoleti ha permesso a un numero ristretto di funzionari di accumulare incarichi multipli, gonfiando posizioni pensionistiche a fronte di enti spesso inattivi o privi di fondi.

Il lavoro svolto dall’Istituto, in collaborazione con le forze dell’ordine, dimostra che il contrasto all’irregolarità non è solo una questione di legalità formale, ma una necessità economica per proteggere le imprese sane. Come evidenziato dalla direzione regionale, ogni euro evaso rappresenta un vantaggio competitivo illecito per chi non rispetta le regole, a danno di quegli imprenditori che, nonostante le difficoltà del territorio, continuano a versare regolarmente i contributi.

La sfida per il futuro prossimo non è solo amministrativa, ma risiede nella capacità di sradicare un sistema parassitario. Solo un potenziamento dei controlli potrà provare a risanare un tessuto economico ormai devastato da sistematiche pratiche di sfruttamento dei lavoratori ed evasioni spregiudicate ai danni dello Stato.