TEMPI E MODI SBAGLIATI PER UN ASSESSORATO ALLA DC

di Rino Piscitello

Ormai è un dato accertato che l’eventuale rimpasto del governo regionale non potrà verificarsi prima di maggio e probabilmente slitterà addirittura a dopo l’8 giugno, data nella quale si terranno gli eventuali ballottaggi delle elezioni comunali.

Ma Schifani ha dichiarato di avere comunque intenzione di assegnare entro marzo i due assessorati che nel novembre scorso furono tolti, dopo la vicenda Cuffaro, ai due assessori democristiani.

Noi continuiamo a ritenere improbabile che ciò accada, ma da Palazzo d’Orleans continuano ad arrivare conferme.

Le voci che girano tendono ad accreditare che uno dei due assessorati possa andare a un deputato di Forza Italia e l’altro potrebbe essere restituito alla Democrazia Cristiana.

Non occorre essere profondi conoscitori della politica isolana per comprendere che da una scelta di questo genere uscirebbe molto scontenta e sicuramente non in silenzio l’area del Movimento per l’Autonomia e che una certa irritazione colpirebbe anche Fratelli d’Italia. I primi perché da tempo rivendicano il secondo assessorato e i secondi perché la scelta modificherebbe il rapporto tra i partiti all’interno della giunta regionale.

Ma quello che rischia davvero di rivelarsi un errore che forse Schifani rischia di sottovalutare è la restituzione in questo momento di un assessorato alla Democrazia Cristiana che verrebbe visto come un ritorno indietro rispetto alla scelta fatta a novembre scorso quando Schifani revocò i due assessori democristiani con un comunicato stampa dal titolo «Trasparenza e legalità al primo posto. No alla presenza della nuova Dc in giunta».

E questo ritorno indietro darebbe la stura agli attacchi di personaggi che costruiscono visibilità proprio dall’approfittare di errori come questi.

La DC siciliana non ha mai preso realmente le distanze da Totò Cuffaro e dai suoi metodi e neanche dai suoi sodali. I comportamenti ad esempio del democristiano ex presidente del Consiglio d’Amministrazione della SAS, Mauro Pantò, che hanno determinato la decisione del Presidente Schifani di revocarlo (si è poi dimesso da solo prima dell’umiliazione) fanno ancora pensare al “sistema partito” al quale si riferì Schifani quando revocò gli assessori.

A tutto questo vorremmo aggiungere che in troppi comuni la Democrazia Cristiana ha scelto per le prossime elezioni di non conformarsi alle scelte della maggioranza della coalizione.

Fino ad arrivare all’incontro sulle elezioni comunali di Enna nel quale il delegato democristiano è arrivato alla minaccia sostenendo che fino a quando non torneranno nel governo regionale saranno liberi di trovare accordi anche fuori dal centrodestra.

E se è vero che il comportamento di uno non coinvolge tutti, è anche vero che ci sono momenti più o meno opportuni per fare alcune scelte. E il momento attuale non appare certo il più opportuno.

Un’ultima considerazione andrebbe fatta: l’ipotesi che pare sia stata avanzata dalla DC in tutti gli incontri riservati di proporre come assessore un esponente coinvolto in questioni giudiziarie renderebbe ancora meno opportuna la scelta.

Il Presidente della Regione rifletta fino in fondo su tempi, modi e protagonisti di scelte che potrebbero compromettere negativamente il percorso del centrodestra in Sicilia.