DUE ELICOTTERI E LA STRANA GUERRA DELLE MADONIE

di TAPERI

C’è chi al mattino si sveglia con l’odore del caffè e chi, evidentemente con l’orecchio teso al minimo battito complottistico, si alza convinto di essere nel bel mezzo di una nuova guerra mondiale combattuta tra le pecore e i cardi delle Madonie. La notizia, che ha fatto versare più inchiostro di quanto carburante abbiano consumato i motori in questione, riguarda il sorvolo di due elicotteri della Marina degli Stati Uniti sopra i cieli siculi.

Due Sea Hawk, velivoli che solitamente si occupano di soccorso o logistica, hanno osato solcare il 3 marzo scorso l’etere sopra l’Etna e le montagne palermitane, scatenando un cortocircuito logico-politico che meriterebbe una medaglia al valore per la fantasia acrobatica.

Immaginate la scena: un tranquillo pomeriggio siciliano interrotto dal rumore delle pale. Per un cittadino comune, è un elicottero. Per un esponente del Partito Democratico o per un pacifista a tempo pieno, è l’inizio dell’apocalisse nucleare camuffata da gita fuori porta. Il riflesso pavloviano è scattato immediatamente. Non appena le foto dei velivoli sono apparse sui social della US Navy, è partita la carica dei parlamentari, armati di interrogazioni urgenti e sguardi severi, pronti a chiedere conto e ragione al ministro Crosetto. L’accusa è di quelle che fanno tremare i polsi: la Sicilia trasformata in un hub di guerra. E tutto questo per due elicotteri che stavano facendo, udite udite, addestramento di routine.

Il dramma si consuma nel Parco delle Madonie, a Piano Catarineci. Una zona bellissima, protetta, dove solitamente la massima attività umana consiste nel decidere quale panino mangiare durante un’escursione. Secondo i paladini della congiura nostrana, l’atterraggio in quella zona del parco rappresenta una violazione di tale portata da richiedere quasi l’intervento dei caschi blu dell’ONU.

Il pezzo forte della narrazione è però il collegamento pindarico tra un volo di addestramento partito da Sigonella e i conflitti nel Medio Oriente. In un mondo parallelo, fatto di complotti e bandiere arcobaleno sbiadite dal sole, vedere un elicottero americano significa automaticamente che l’Italia è entrata in guerra a nostra insaputa. È affascinante notare come, per certa politica, la presenza della NATO in Sicilia sia ancora una sorta di segreto indicibile o una novità dell’ultima ora. Forse bisognerebbe ricordare loro che le basi ci sono da più di ottanta anni, che i soldati mangiano arancini e che, ogni tanto, gli elicotteri devono pure volare per non arrugginire.

Mentre l’ufficio stampa di Sigonella cerca pazientemente di spiegare che si tratta di attività programmate per mantenere elevati gli standard di soccorso e sicurezza, a sinistra si continua a gridare al lupo. È la solita tempesta in un bicchiere d’acqua, o meglio, in una tazzina di caffè. Associare due mezzi che atterrano in sicurezza in un’area isolata alle grandi manovre geopolitiche mondiali non è solo un’iperbole, è puro intrattenimento comico.

Sarebbe utile che qualcuno spiegasse a questi indignati di professione, a questi epigoni di ‘yankee go home’ che la sovranità nazionale non viene scalfita da un addestramento programmato. Nel frattempo, i Sea Hawk continueranno a volare e le Madonie, l’Etna, il Simeto, e l’acqua salata rimarranno lì, imperturbabili persino di fronte alle interrogazioni parlamentari.