In Italia il No ha prevalso con un distacco di sette punti. In Sicilia quel distacco è stato invece di ben 22 punti, una distanza enorme.
E grande la distanza è stata in tutto il Sud, in Calabria, in Puglia e in Campania. Dobbiamo dirci la verità. Il No ha stravinto dove fanno più presa gli argomenti della demagogia e del populismo. E su questo dato occorre riflettere.
Soprattutto perché la sinistra estrema della Schlein, di Conte, di Bonelli e Fratoianni, supportata da alcuni magistrati in attesa di candidatura, ha fatto una campagna elettorale degna dell’estrema destra MAGA americana. Una montagna di menzogne distantissime dal merito, con pochi slogan semplici quanto falsi e tutti rivolti allo scontro furibondo con il governo.
Dalla parte del sì la campagna elettorale invece di fatto non c’è stata. Parole d’ordine che si accavallavano tra loro e l’assurda convinzione, quasi da sinistra anni ’70, che, siccome era giusto, la vittoria sarebbe stata l’inevitabile conseguenza. Nessuna regia e una valanga di errori da far ricordare la gioiosa macchina da guerra. Tutto affidato a centinaia di ottimi volontari senza una guida.
Quel 46% di Sì è stato un vero miracolo, merito quasi esclusivo dell’unico gigante che i sostenitori del Sì hanno percepito in campagna elettorale: Giorgia Meloni. Che ci ha messo la faccia insieme ad una straordinaria capacità di comunicare con gli elettori. Si deve solo a lei se per il Sì non è stata una catastrofe.
Adesso però deve cambiare tutto. Si è aperto di fatto una lunghissimo anno di campagna elettorale alla fine del quale gli elettori dovranno decidere davvero quale Italia dovrà prevalere.