Una notte folle quella dello scorso 21 marzo in via San Lorenzo, a Palermo, con il deposito della Sicily by Car trasformato in un poligono di tiro a cielo aperto.
Il bilancio dell’assalto, avvenuto tra venerdì e sabato, parla di quattro vetture pesantemente danneggiate e di un intero quartiere piombato nel terrore, con i clienti di un locale vicino costretti a una fuga precipitosa per scampare alla traiettoria dei proiettili.
La dinamica dell’assalto e gli “incidenti di percorso”
Tutto si è consumato in una manciata di minuti, circa cinque, secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti. Un commando composto da tre persone, giunto a bordo di una Lancia Ypsilon 10 nera risultata rubata, avrebbe scavalcato il muro di cinta del deposito, scatenando un inferno di fuoco.
A terra i Carabinieri hanno repertato circa trenta bossoli, molti dei quali compatibili con armi automatiche, forse un Kalashnikov, utilizzate in modo molto maldestro, visto che alcuni colpi hanno mancato il bersaglio giungendo fino agli infissi di un’abitazione nelle vicinanze.
Anche nel piano di fuga qualcosa è andato storto. Gli accertamenti tecnici e le immagini della videosorveglianza hanno infatti rivelato che l’auto utilizzata per il raid non è più ripartita. Dopo aver tentato invano di rimettere in moto l’utilitaria, i tre malviventi sono stati costretti ad abbandonare il mezzo, dileguandosi a piedi tra le strade secondarie della zona.
Questo imprevisto ha cancellato l’ipotesi iniziale della presenza di un quarto complice in attesa: il gruppo era composto da tre unità, la cui fuga “improvvisata” ha lasciato tracce preziose per l’attività investigativa.
Un’intimidazione dai contorni sfumati
Il bersaglio dell’attacco sembra essere Tommaso Dragotto, patron della nota società di autonoleggio e figura di spicco dell’imprenditoria palermitana. Sebbene la modalità dell’azione – l’uso di armi pesanti e il numero di colpi esplosi – suggerisca un messaggio intimidatorio di stampo mafioso, la gestione “maldestra” dell’assalto orienta i Carabinieri della stazione di San Lorenzo anche verso la pista dei “cani sciolti” o di criminali comuni provenienti dal vicino quartiere Zen.
Probabilmente, come abbiamo già visto più volte, siamo semplicemente di fronte a una nuova generazione di criminalità organizzata, spesso fatta di ragazzini esagitati che sembrano vivere in una bolla tra videogiochi e serie televisive, convinti che la violenza sia un gioco. Una mafia che non è più quella degli intrecci e dei complotti, ma che oggi arruola quasi soltanto soggetti poco svegli e violenti, che spesso agiscono con una ferocia tanto plateale quanto priva di ogni logica.
Dragotto, dal canto suo, ha mantenuto una posizione netta, dichiarando di non aver mai ricevuto richieste estorsive dirette.
Le reazioni delle istituzioni e il giallo delle telecamere interne
L’episodio ha sollevato un coro di indignazione da parte delle massime cariche regionali. Il presidente della Regione, Renato Schifani, è intervenuto con fermezza: «La Sicilia non può e non deve piegarsi alla violenza e alle minacce: le istituzioni saranno sempre al fianco di chi opera nel rispetto della legalità e contribuisce allo sviluppo della nostra terra».
Alle sue parole si sono aggiunte quelle di Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars: «Desidero manifestare la mia piena solidarietà all’imprenditore Dragotto e a tutti i lavoratori dell’azienda, colpiti da un atto vile che tenta di minare la serenità e la libertà dell’iniziativa economica nella nostra terra. La Sicilia non può e non deve piegarsi a logiche di intimidazione e violenza».
Un particolare inquieta gli investigatori: le telecamere interne al deposito non avrebbero ripreso le fasi salienti del fuoco. Una circostanza che potrebbe indicare una conoscenza del perimetro da parte degli assalitori, capaci di muoversi nelle zone d’ombra dei sistemi di sicurezza, oppure una coincidenza fortunata per un gruppo di balordi che ha agito all’impazzata, senza un piano reale. Le indagini proseguono ora sul doppio binario dei rilievi scientifici sull’auto abbandonata e dell’analisi dei filmati della zona per identificare il percorso di fuga dei tre uomini.