LA REGIONE RIACQUISTA I PALAZZI: STOP MAXI-AFFITTI

di Redazione

La Regione Siciliana si è liberata di un cappio finanziario che per quasi quattro lustri ha drenato risorse dalle casse pubbliche. Con un’operazione che segna il tramonto definitivo della stagione dei capitali facili, il Governo regionale ha formalizzato il riacquisto di trenta palazzi storici e uffici direzionali sparsi su tutto il territorio isolano.

Si tratta della conclusione di un lungo viaggio contabile iniziato nel lontano 2007, quando una manovra voluta dall’allora presidente della regione, Totò Cuffaro, e definita ingegnosamente creativa, portò alla vendita in blocco di queste strutture a un fondo privato per ottenere liquidità immediata. Quella scelta, nata sotto l’urgenza di far quadrare i bilanci dell’epoca, si è rivelata nel tempo un paradosso economico di proporzioni colossali, costringendo l’ente a pagare canoni di locazione gravosi per continuare a occupare stanze di cui era stato, fino al giorno prima, il legittimo proprietario.

Il meccanismo che ha regolato la gestione di questi immobili per diciannove anni ha rappresentato un caso di studio su come la gestione del patrimonio pubblico possa trasformarsi in una voragine per il contribuente. Vendere per poi affittare — la pratica del sale and leaseback — può avere un senso in contesti industriali dinamici, ma applicata alla pubblica amministrazione siciliana ha prodotto un bilancio finale impietoso. A fronte di un incasso iniziale di 220 milioni di euro, la spesa complessiva accumulata ad oggi gira intorno ai 350 milioni.

La svolta odierna, sostenuta dal governo guidato da Renato Schifani, si poggia su una rinnovata solidità dei conti che ha permesso di stanziare quasi settanta milioni di euro per rilevare le quote mancanti del fondo immobiliare che gestiva i beni. Fino a ieri, infatti, la Regione deteneva solo una quota di minoranza della società proprietaria dei muri, il 35%, mentre il resto del capitale era saldamente nelle mani di grandi istituti bancari nazionali e internazionali.

Riacquistando il controllo totale, l’amministrazione non solo smette di pagare l’affitto, ma riacquisisce la piena sovranità decisionale su immobili che ospitano assessorati chiave, Corte dei conti, ispettorati agrari, sedi della protezione civile e uffici della sanità.

L’operazione non è solo un atto simbolico di riappropriazione, ma una precisa scelta di politica economica che mira a stabilizzare il bilancio sul lungo periodo. Secondo le proiezioni tecniche, l’investimento effettuato si ripagherà interamente in soli quattro anni grazie al risparmio dei canoni non più dovuti. Dal quinto anno in poi, quei milioni che prima finivano nelle tasche dei soci privati resteranno nelle disponibilità del bilancio regionale come risparmio netto e strutturale.

Anche le opposizioni, solitamente critiche, hanno dovuto riconoscere la validità di una mossa che rimedia agli errori di prospettiva commessi in passato, definendola un atto di necessaria buona amministrazione.

Tuttavia, il ritorno al possesso dei muri apre una nuova partita: quella della gestione e della manutenzione. In questi vent’anni, la natura ibrida della proprietà ha fatto sì che molti degli edifici non ricevessero le cure necessarie. Alcuni palazzi, situati nei centri storici di Palermo e Catania o nelle aree direzionali di Siracusa e Trapani, mostrano i segni del tempo e di una cura ordinaria che non sempre è stata all’altezza del prestigio delle istituzioni che ospitano.

L’assessore all’Economia, Alessandro Dagnino, ha già tracciato la rotta per i prossimi mesi, sottolineando che non tutti gli immobili seguiranno lo stesso destino. Le sedi strategiche rimarranno sotto il diretto controllo pubblico per garantire stabilità logistica alla macchina burocratica. Per gli stabili meno centrali o eccessivamente onerosi da mantenere, si valuteranno invece percorsi di valorizzazione, rigenerazione urbana o, laddove conveniente, cessioni mirate sul mercato immobiliare.

Il caso siciliano diventa così un monito sull’utilizzo spregiudicato della finanza immobiliare negli enti pubblici. La liquidità ottenuta nel 2007 è stata bruciata in tempi rapidi per coprire falle correnti, lasciando in eredità un debito occulto sotto forma di affitto che ha pesato sulle generazioni successive di amministratori.

Oggi, il recupero della proprietà permette di guardare al futuro con una diversa pianificazione. La possibilità di sbloccare avanzi di gestione significativi, legata alla progressiva parificazione dei bilanci degli anni passati, suggerisce che la Sicilia stia tentando di uscire da una lunga fase di emergenza contabile per entrare in una di programmazione strategica.

In un panorama dove spesso la politica si perde in promesse a lungo termine, il riacquisto dei palazzi regionali viene presentato come un risultato concreto e tangibile. Meno parole e più fatti, è il mantra ripetuto dai vertici di Palazzo d’Orléans per rivendicare il cambio di passo.