La magistrata Natalia Ceccarelli si è dimessa dal Direttivo di ANM con un discorso coraggioso che vale davvero la pena di leggere ed è per questo che abbiamo ritenuto di pubblicarlo e diffonderlo.
Chi abbia visto i balli di magistrati alla Procura di Napoli contro la magistrata Annalisa Imparato che ha dichiarato il suo voto per il Sì al referendum e contro la Presidente del Consiglio comprende la gravità di quei comportamenti che sviliscono e soprattutto tolgono autorevolezza alla magistratura.
La battaglia per una giustizia giusta ha subito un duro colpo nelle urne del referendum, grazie soprattutto all’incapacità comunicativa dei sostenitori del Sì di rispondere alle falsità della campagna di comunicazione del No. Ma è una battaglia che continuerà nei prossimi anni per la democrazia e il diritto.
L’intervento di Natalia Ceccarelli che pubblichiamo integralmente a seguire (riprendendolo dal quotidiano Il Dubbio) è la dimostrazione di una nuova fase che comincia, per assicurare non solo la separazione delle carriere, ma più semplicemente la separazione dei poteri, vero architrave di una democrazia.
INTERVENTO DELLA MAGISTRATA NATALIA CECCARELLI AL DIRETTIVO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
«Preannuncio oggi la mia volontà di rassegnare le dimissoni dal comitato direttivo centrale dell’Anm. Formalizzerò nei prossimi giorni tale decisone. È diventata per me intollerabile la permanenza in un’associazione che ha smarrito il senso della sua finalità rappresentativa, di tutte le idealità che ispirano l’essere magistrato. Il danno di immagine prodotta da questa campagna referendaria nella eterogenesi dei fini di questa riforma è ormai irreversibile e di esso pagheranno le spese le generazioni future di magistrati.
Nessun cittadino si sentirà più garantito nelle aule di giustizia al cospetto di individui che amministrano la legge in nome del popolo italiano di aver assistito alle scene di giubilo di cui si sono resi protagonisti i magistrati stessi con balli e cori da stadio intonati contro il massimo esponente di un altro potere dello Stato e contro un’altra giovane collega ben individuata e individuabile che è stata implicitamente additata come nemico della collettività.
Non ho mai finora incontrato personalmente questa collega, penso in ogni caso che gli addebiti che le sono stati mossi in merito al contenuto delle dichiarazioni che ella ha reso durane la campagna referendaria e che altri colleghi dovranno eventualmente accertare in altra sede giammai avrebbero potuto giustificare simili condotte di messa all’indice e di conseguente isolamento perpetrate alla presenza di alti esponenti degli uffici giudiziari e degli stessi membri di questo comitato direttivo centrale.
Nessuna voce di condanna, nessuna presa di distanza, nessuna doverosa richiesta di scuse si è levata da costoro né dai vertici associativi che hanno invece liquidato l’episodio, che va ben oltre la caduta di stile, come lo sfogo goliardico di chi è stato sotto attacco. L’attacco era invero rappresentato da uno sguaiato, scomposto, maldestro e politicamente malfermo tentativo di etero riforma della magistratura compiuto dalla politica comunque nel rispetto delle procedure di revisione costituzionale al quale la magistratura associata ha reagito con una martellante campagna di disinformazione, senza farsi scrupolo di utilizzare i più discutibili luoghi di diffusione, ivi compresi i luoghi di culto.
Il messaggio deviante propinato alle nuove generazioni sulla genesi storica delle modifiche costituzionali bocciate e segnatamente sula separazione delle carriere costituisce un allarmante episodio di manipolazione storico-giuridica e un vero e proprio furto di verità. Finanche la viva voce del padre del nuovo codice di procedura penale è stata negletta in nome della difesa dell’unità delle carriere che affonda, questa sì, le sue radici nell’ordinamento fascista pre repubblicano. Solo gli operatori del diritto, per i quali la separazione del carriere e il sorteggio rappresentavano battaglie ideologiche di un’intera vita hanno tentato invano di ricondurre il confronto nei termini che esigeva e meritava un così importante momento di partecipazione democratica alla vita del Paese.
So bene che la storia la scrivono i vincitori ma non vedo vincitori su questo campo di battaglia. Mi dimetto perché resto profondamente fedele ai principi ispiratori di questa associazione e a quelli del movimento che ho avuto l’onore di rappresentare e che ho sempre fedelmente e disinteressatamente rappresentato in questo consesso, anche con le chiare scelte di campo che ho operato durante la stagione referendaria, sperando che gli uni e gli altri possano essere un giorno degnamente perseguiti altrove. Vi auguro di ritrovare la strada, io ho la certezza che la strada non è più questa».
Il link del quotidiano con il video dell’intervento della magistrata Natalia Ceccarelli