In un mix surreale tra commedia dell’assurdo e violenza ingiustificata, un detenuto prossimo alla libertà presso la casa circondariale di Contrada Cavadonna ha scelto di inaugurare la sua nuova vita da “uomo libero” aggredendo un agente. agente aggredito cavadonna
Il motivo? Voleva una scorta d’eccezione composta dai suoi compagni di cella, cosa che gli è stata ovviamente negata. I risultati sono stati scarcerazione annullata e ritorno immediato dietro le sbarre in stato di arresto.
Un episodio che, nonostante l’ironia del paradosso, riaccende i riflettori sulla drammatica mancanza di rispetto verso la Polizia Penitenziaria, a pochi giorni dai maxiblitz che avevano già evidenziato l’anarchia all’interno del penitenziario.
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Il “gran giorno” della scarcerazione finito a schiaffi
Erano circa le 10:00 di ieri mattina quando per un recluso della sezione media sicurezza del carcere di Siracusa si stavano per spalancare i cancelli. La routine prevedeva un semplice passaggio dall’ufficio matricola per le firme di rito. Tuttavia, l’uomo deve probabilmente essersi fatto prendere dalla nostalgia e, invece di seguire l’agente incaricato, ha preteso con sfrontatezza di essere scortato all’esterno del penitenziario dai propri compagni di cella. Di fronte all’ovvio rifiuto del poliziotto, dovuto ad evidenti ragioni di sicurezza, la situazione è degenerata.
Dalle parole si è passati rapidamente alle mani: il detenuto ha prima lanciato minacce per poi colpire l’agente con diversi schiaffi. Il Pubblico Ministero, informato dei fatti, ha disposto l’arresto in flagranza di reato. Così, invece di assaporare la libertà, l’aggressore è stato ricondotto in cella con le accuse di violenza e minaccia a Pubblico Ufficiale.
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Tra assurdità e deriva istituzionale: il commento del sindacato
La dinamica sembrerebbe uscita da un film comico, un uomo talmente affezionato al clima del carcere da preferire di farsi arrestare nuovamente pur di non abbandonare i compagni. Ma dietro la facciata comica si nasconde una realtà sempre più preoccupante. Questo episodio giunge infatti a ridosso di un controllo straordinario che ha portato al sequestro di ben 67 smartphone e sostanze stupefacenti, segno di un sistema carcerario che fatica sempre di più a mantenere il controllo all’interno dei penitenziari.
Se un soggetto a un passo dalla libertà non esita a compromettere tutto per una pretesa infantile e illogica, significa che lo Stato, tra quelle mura, non è più percepito come l’autorità assoluta, bensì come un trascurabile fastidio.
Questo “ritorno in cella coatto” non è un incidente di percorso, ma la testimonianza del fallimento dei protocolli di deterrenza. Non si ha più paura delle conseguenze perché, evidentemente, all’interno del sistema carcerario il timore reverenziale verso la divisa è stato sostituito dalla sfrontatezza.
Giuseppe Argentino, segretario provinciale dell’OSAPP, ha commentato l’accaduto con parole che oscillano tra lo sconcerto e la denuncia politica: «Se quello raccontato non fosse avvenuto sembrerebbe quasi una barzelletta, ma c’è da chiedersi perché tanta sfrontatezza da parte dei detenuti». Il sindacalista ha poi proseguito ponendo l’accento sulla crisi di autorità: «C’è da chiedersi perché tanta sfrontatezza da parte di tali detenuti, cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa quando c’era un vero rispetto da parte dei reclusi nei confronti del personale di polizia penitenziaria, del personale dell’arma dei carabinieri, della questura. Quale equilibrio è venuto a mancare perché ciò accadesse: immaginarselo è facile, dirlo diventa difficile».
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