Cateno De Luca sa benissimo che il silenzio non gli dona affatto e, con la consueta verve da agitatore, ha ripreso a cercare disperatamente un posto sotto i riflettori della ribalta politica. La sua strategia ricorda quella di un instancabile surfista che gira per le spiagge alla ricerca di un’onda valida: un giorno ammicca a destra, quello dopo corteggia la sinistra, un altro si dedica a consultazioni varie ed eventuali con chiunque sia disposto a prestargli ascolto.
L’ultima trovata uscita dal suo cilindro mediatico è quella delle dimissioni di massa, un piano che nelle sue intenzioni dovrebbe portare allo scioglimento anticipato della legislatura regionale. Per riuscire nell’impresa servirebbe però la firma di ben trentasei deputati, ovvero la metà più uno dei componenti dell’Assemblea, numero necessario a decretare la fine anticipata dei giochi a Palazzo dei Normanni.
Al momento il pallottoliere di Cateno è piuttosto impietoso, dato che le firme raccolte sono appena tre. Oltre alla sua, figurano quelle dei due colleghi che gli sono rimasti fedeli dei sei iniziali conquistati nel settembre del 2022. Erano i tempi in cui il leader di Fiumedinisi, forte di ben nove liste elettorali popolate talvolta da semplici passanti, riusciva a drenare mezzo milione di voti, arrivando secondo solo a Schifani e lasciandosi alle spalle sia il blocco della sinistra sia i populisti del Movimento 5 Stelle.
Ne mancano appena 33. Il resto delle minoranze all’Assemblea Regionale Siciliana conta ventitré deputati, equamente divisi tra gli undici del Partito Democratico e gli undici dei pentastellati, ai quali si aggiunge Ismaele La Vardera. Difficile che si facciano trascinare nel baratro del voto anticipato.
E ammesso e non concesso che tutta l’opposizione fosse disponibile, il conto non torna comunque. Per arrivare alla soglia mancano ancora dieci firme che dovrebbero per forza di cose arrivare dai ranghi della maggioranza di governo.
Bisognerebbe quindi immaginare una scena degna di una commedia di Adam McKay, con una lunga fila di onorevoli che attendono pazientemente il proprio turno per firmare la rinuncia alla poltrona e tornarsene a casa con un anno e mezzo di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato. Un entusiasmo difficile da riscontrare, specialmente tra coloro che nutrono seri e fondati dubbi sulla propria possibilità di essere rieletti in una futura tornata elettorale.
In un mondo dove nessuno vuole davvero staccare la spina alla propria carriera, l’idea di Cateno non ha alcuna possibilità di attecchire.
Ma d’altronde lui stesso sa che si tratta di un bluff e che l’unico modo per raccogliere qualche firma e fare parlare della sua iniziativa è assicurare tutti che non sta facendo sul serio.