Il capoluogo siciliano lancia una sfida ambiziosa al fenomeno delle dipendenze giovanili, spostando l’asse dell’intervento pubblico dalla semplice informazione alla costruzione di un sistema educativo solido. Il progetto, che sarà presentato il prossimo mercoledì presso l’Assessorato regionale al Territorio e ambiente e battezzato con l’evocativo “Noi ci siamo oggi”, segna un punto di svolta nelle politiche di welfare territoriale della città di Palermo.
Non si tratta soltanto di contrastare l’abuso di sostanze, ma di agire sulle radici profonde del disagio adolescenziale, che spesso affondano nel senso di isolamento e nella fragilità dei legami relazionali. Attraverso una sinergia che vede collaborare fianco a fianco l’amministrazione comunale, le autorità sanitarie dell’ASP e il mondo accademico della psicologia pediatrica, l’iniziativa si propone di presidiare le otto circoscrizioni cittadine, coinvolgendo sedici istituti scolastici di diverso ordine e grado.
La struttura dell’intervento poggia su un pilastro fondamentale del welfare moderno: la peer education, una strategia educativa che mira ad attivare un naturale passaggio di esperienze ed emozioni da alcuni membri di un gruppo ad altri membri di pari status. L’idea di fondo è che il messaggio preventivo acquisisca una forza differente se veicolato da chi condivide i medesimi codici comunicativi e generazionali.
Per questa ragione, il ruolo di protagonisti attivi è affidato agli studenti del quarto anno delle scuole superiori. Questi ragazzi, dopo aver affrontato un percorso formativo specifico sotto la guida di esperti pedagogisti e medici, diventano dei veri e propri mediatori per i loro compagni più piccoli, che frequentano il primo anno. Si crea così una staffetta di consapevolezza che attraversa le diverse fasi dell’adolescenza, trasformando la scuola in un luogo di ascolto autentico e non meramente burocratico.
L’approccio scelto dalla cabina di regia, coordinata dalla Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Siciliana, Giovanna Perricone, si distacca dai canoni tradizionali per abbracciare una metodologia di tipo preventivo-anticipatorio. Invece di intervenire quando il comportamento disadattivo è già manifesto, il progetto mira a fornire agli adolescenti gli strumenti critici per riconoscere i meccanismi che innescano la dipendenza prima ancora che questa si concretizzi. È una strategia di sistema che non trascura l’importanza del contesto familiare e sociale, prevedendo momenti di confronto con i genitori e il coinvolgimento dei docenti in qualità di coach e animatori dei gruppi classe.
L’investimento promosso dal Comune di Palermo, finanziato con risorse dedicate alla legalità, punta a validare un modello sperimentale che possa essere replicato e integrato stabilmente nelle politiche pubbliche. Lungo un arco temporale di quattordici mesi, le attività monitorate permetteranno di valutare l’impatto reale del progetto sulla salute e sulla sicurezza sociale del territorio.
In un momento storico in cui le nuove fragilità emergono prepotentemente, Palermo sceglie di non restare a guardare, puntando sulla partecipazione attiva dei giovani come risorsa fondamentale per la costruzione di un futuro urbano più resiliente e consapevole.