PALERMO, FRATELLI D’ITALIA ALZA LE BARRICATE

di Redazione

A Palermo la tensione politica ha raggiunto un punto critico, dopo che una manifestazione alla stazione ferroviaria ha innescato una crisi che riverbera adesso a Palazzo delle Aquile. Al centro della tempesta c’è la convivenza, sempre più fragile e contestata, tra Fratelli d’Italia e quella componente centrista che, pur dichiarandosi civica, mantiene legami con l’area renziana.

La scintilla è scoccata durante la partenza del Sicilia Express – il treno che riconduce verso i luoghi di studio e lavoro i siciliani rientrati per le vacanze pasquali – dove un vivace scontro verbale tra il deputato Davide Faraone e l’assessore regionale Alessandro Aricò ha fatto da detonatore a un malumore che cova da mesi tra i corridoi del potere metropolitano.

La reazione del partito di Giorgia Meloni non si è fatta attendere, assumendo i toni di un vero e proprio ultimatum rivolto al primo cittadino Roberto Lagalla. Giuseppe Milazzo, capogruppo dei Fratelli al Consiglio cittadino, ha sollevato il velo sulle ambiguità che caratterizzano l’attuale assetto amministrativo, puntando il dito contro chi, a suo dire, utilizzerebbe la maschera delle liste civiche per mantenere posizioni di comando all’interno di una coalizione di centrodestra, mentre a livello nazionale si colloca fermamente all’opposizione.

Il riferimento è apparso subito chiaro: nel mirino sono finiti assessori e dirigenti di primo piano, accusati di aver scelto il sostegno alla giunta palermitana non per una reale condivisione di ideali, ma per una mera questione di opportunismo. La polemica non riguarda solo i volti noti della giunta e del consiglio, come Totò Orlando, Maurizio Carta e Dario Chinnici, ma si estende a tutto quel sottogoverno e agli staff che ruotano attorno alla figura del sindaco.

Per Fratelli d’Italia, la coerenza politica è diventata una condizione imprescindibile: non sarebbe più tollerabile, secondo i vertici locali del partito, che figure legate a doppio filo con la leadership di Matteo Renzi possano gestire settori cruciali della macchina comunale mentre i loro referenti nazionali attaccano quotidianamente il governo centrale.

In questo scenario di guerriglia politica, il sindaco Roberto Lagalla si trova nuovamente nel ruolo di mediatore in una maggioranza che appare frammentata. Sebbene il primo cittadino abbia inizialmente tentato di gettare acqua sul fuoco, esprimendo vicinanza ad Aricò dopo lo scontro alla stazione e invitando tutti a evitare estremismi, la pressione di Fratelli d’Italia sembra ora richiedere un intervento più incisivo.

Non è la prima volta che il sindaco deve gestire simili turbolenze: già nel 2024 la gestione dei rifiuti e i poteri speciali assegnati a Renato Schifani dalla Presidenza del Consiglio dei ministri avevano creato frizioni analoghe, ma l’attuale richiesta di una vera e propria estromissione degli “alieni” mette Lagalla davanti a un bivio difficile tra la fedeltà ai propri sostenitori civici e la necessità di non rompere con la forza trainante del centrodestra.