TERRORISMO, FERMATI DUE TUNISINI A PALERMO

di Redazione

La Polizia di Stato, a seguito di un’indagine della Sezione Antiterrorismo della DIGOS di Palermo e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, coordinate dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, ha effettuato il fermo di due cittadini stranieri, domiciliati a Palermo, per i reati di istigazione a delinquere aggravati dalle finalità di terrorismo.

Nello specifico, i due tunisini si sono resi responsabili di condotte volte alla propaganda jihadista e all’istigazione al terrorismo, inneggiando ed istigando all’azione violenta e all’uso delle armi, quale indefettibile strumento di lotta contro l’Occidente e i miscredenti.

Le condotte contestate si sono concretizzate nella divulgazione, attraverso profili presenti sulle piattaforme dei social network Tik Tok e Instagram, di messaggi con richiami alla “Jihad” e al martirio religioso.

Nel corso delle indagini sono state rilevate pubblicazioni social, sintomatici di un avanzato processo di radicalizzazione religiosa, che presuppone come sacrificio estremo l’eliminazione dei miscredenti “…da mandare all’inferno…”, facendo anche riferimento al dovere di colpire le “…loro città sporche…” e le “…loro sporcizie politeiste…”, istigando così a commettere delitti di varia natura sul territorio italiano. E’ stata riscontrata la condivisione di immagini raffiguranti la Casa Bianca in fiamme, con il vessillo dello Stato Islamico posizionato in luogo della bandiera statunitense, e gruppi armati islamisti, con richiami a figure di riferimento della galassia jihadista, quali Osama Bin Laden ed Abū Muḥammad al-ʿAdnānī (leader dell’ISIS), e di altri attentatori suicidi.

Emblematico è il video che, sullo sfondo del vessillo dello Stato Islamico, mostra atti di violenza da parte di un uomo con indumenti di colore nero nei confronti di soggetti inginocchiati e ammanettati, vestiti con tute di colore arancione, tra i quali è possibile riconoscere l’attuale Presidente degli Stati Uniti.

Tra le pubblicazioni condivise colpisce anche quella che ritrae una bandiera degli Stati Uniti lacerata, ammainata da alcuni soggetti in abiti militari, che la sostituiscono con il vessillo dello Stato Islamico.

Sono state, inoltre, acquisite evidenze raffiguranti gli indagati, intenti in attività di preparazione atletica e di addestramento, mediante la pratica di alcuni sport da combattimento, accompagnati da musiche religiose, e, in alcuni casi, anche dal gesto dello sgozzamento. Tra le pubblicazioni maggiormente sintomatiche dell’adesione ai principi del fondamentalismo islamico rileva l’immagine di una scritta in lingua araba, che rappresenta la professione di fede islamica, al di sotto della quale viene raffigurato un fucile d’assalto del tipo AK47.

Nella stessa indagine sono emersi tre stranieri minorenni, di cui due presenti nella provincia di Trapani e uno nel Nord Italia, tutti accomunati da una fascinazione per le armi e nei cui confronti sono stati eseguiti i decreti di perquisizione personale e locale. In particolare, il monitoraggio dei rispettivi profili social a loro in uso ha permesso di appurare l’esistenza di numerose pubblicazioni sulle piattaforme digitali Instagram e Tik Tok, che li ritraggono mentre fanno uso di pistole semi-automatiche ed armi da punta e da taglio con riferimenti alla simbologia islamica.

I due tunisini fermati sono stati condotti alla Casa Circondariale “Pagliarelli” di Palermo. Nel corso delle perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi device e strumenti informatici e, a carico di uno dei destinatari del fermo, una replica di pistola mitragliatrice, priva di tappo rosso, nonché oggetti recanti simbologie islamiste. Nell’abitazione dei minori della provincia di Trapani è stata sequestrata una pistola semi-automatica di tipo soft-air priva di tappo rosso.