CENTRODESTRA, SCHIFANI CORRE AI RIPARI ALL’ARS

di Redazione

Il Centrodestra siciliano sembra essere entrato in una fase di apnea pericolosa, dove la mancanza di ossigeno politico non si manifesta con scontri aperti, ma con una latitanza che sa di stallo permanente. Il silenzio che mercoledì pomeriggio avvolgeva Sala d’Ercole era interrotto soltanto dalle lamentele sdegnate di chi, pur facendo parte della squadra di governo, non ha potuto fare a meno di constatare il vuoto pneumatico tra i banchi della coalizione.

Il conteggio impietoso delle presenze alla seduta fissata per le 15,00 ha mostrato una realtà difficile da digerire per Palazzo d’Orleans: appena dodici deputati di maggioranza presenti contro una ventina delle opposizioni. Numeri che hanno trasformato una normale seduta parlamentare in un deserto istituzionale, costringendo il rinvio di provvedimenti cruciali che i siciliani attendono con ansia.

Il Governatore Renato Schifani, rientrato dai suoi impegni romani, ha trovato ad accoglierlo un quadro desolante che ha scatenato una reazione di profonda irritazione. Non è solo una questione di immagine, ma di tenuta strutturale. La decisione di disertare l’aula ha bloccato, tra gli altri, un disegno di legge delicato che riguardava la sanità e le politiche socioassistenziali.

La reazione del Presidente della Regione non si è fatta attendere. Attraverso un fitto giro di consultazioni telefoniche con Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars, e con i vari capigruppo, Schifani ha cercato di rimettere insieme i cocci di un vaso che appare sempre più incrinato. La convocazione di un vertice di coalizione per martedì prossimo a Palazzo dei Normanni non è un semplice appuntamento di routine, ma un vero e proprio tentativo di rianimazione.

Tuttavia, il problema non sembra risiedere soltanto nelle assenze tattiche o nella svogliatezza di alcuni parlamentari. Sotto la superficie della cronaca parlamentare ribollono tensioni che riguardano tutto il centrodestra e l’equilibrio interno ai partiti. Il tanto discusso rimpasto di giunta rimane lo spettro che agita le notti della maggioranza. Forza Italia vive una competizione interna serrata, mentre la Nuova Democrazia Cristiana preme con insistenza per ritrovare un posto nell’esecutivo. A questo si aggiungono le ambizioni del Movimento per l’Autonomia, che rivendica un secondo assessorato, e le mire strategiche di Fratelli d’Italia sulla gestione della sanità.

Questo clima di incertezza e di veti incrociati non si limita alle mura di Palazzo dei Normanni, ma si riflette pericolosamente sul territorio, specialmente in vista delle amministrative di maggio. In molti comuni che si apprestano al voto, il Centrodestra fatica a presentarsi con un volto unitario, logorato da scaramucce locali e da una visione frammentata che privilegia il posizionamento del singolo partito, se non di singoli individui, rispetto alla coesione della coalizione. Le pezze che Schifani sta provando a mettere sui buchi sempre più evidenti della sua maggioranza rischiano di non bastare se non saranno accompagnate da un reale cambio di passo.

La sensazione è quella di un film già visto, una pellicola che si ripete ciclicamente e che blocca l’attività legislativa, limitandola ai soli passaggi tecnici indispensabili. Ma il tempo delle proroghe e dei rinvii sta per scadere. Con le elezioni regionali del prossimo anno che iniziano a stagliarsi all’orizzonte, la coalizione deve decidere se continuare il gioco al massacro oppure sedersi a un tavolo e risolvere i problemi magari iniziando a raccontarsi le tante cose positive fatte per la Sicilia da questo governo.

Senza un’azione forte, convinta e soprattutto congiunta, il rischio di un naufragio elettorale diventa una possibilità concreta. Le divisioni attuali non sono solo un problema di aritmetica parlamentare, ma il segnale di una stanchezza politica che potrebbe alienare definitivamente un elettorato stanco di vedere litigi, tattiche, e banchi vuoti mentre si attendono risposte concrete. Il vertice di martedì dirà se il Centrodestra ha ancora la forza di compattarsi davvero o se la stagione dei saldi politici è già iniziata.