DC SPACCATA, IL RIMPASTO DIVENTA UN REBUS

di Redazione

Il labirinto del rimpasto siciliano si arricchisce di un nuovo, intricato capitolo che vede la DC spaccata su due fronti opposti, rendendo la composizione della giunta regionale un obiettivo sempre più difficile da raggiungere. La tensione che attraversa lo scudocrociato non è più soltanto un sussurro di corridoio, ma una faglia aperta che separa drasticamente il gruppo parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana dalla base territoriale rappresentata dai coordinatori provinciali.

Al centro della contesa c’è l’unica poltrona rimasta in palio per il partito, una posizione che però sembra trasformarsi in una trappola diplomatica per chiunque cerchi di occuparla senza il placet del governatore Renato Schifani.

La fazione dei deputati regionali, supportata dai commissari del partito, ha puntato con decisione sulla figura di Ignazio Abbate. L’ex sindaco di Modica, oggi alla guida della Commissione Affari Istituzionali, rappresenta per i parlamentari la scelta naturale, un riconoscimento del peso elettorale e del lavoro svolto nelle aule dell’Ars. Tuttavia, questa candidatura si è scontrata quasi immediatamente con un muro invalicabile eretto da Palazzo d’Orleans.

Il Presidente della Regione non ha fatto mistero delle proprie perplessità, legate non tanto alla caratura politica del deputato, quanto alle pendenze giudiziarie che lo riguardano relative specialmente a una presunta truffa legata agli indennizzi per la tromba d’aria che colpì Modica nel novembre 2021. In un momento in cui la coalizione di centrodestra si trova a dover gestire diverse vicende delicate sul fronte della questione morale, l’innesto di un profilo gravato da inchieste su precedenti incarichi amministrativi viene percepito come un rischio politico che la giunta non può permettersi di correre.

A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta la sollevazione dei segretari provinciali. Ben sette coordinatori su nove hanno firmato un documento che di fatto disconosce la linea del gruppo parlamentare, proponendo una strada alternativa che porta al nome di Laura Abbadessa. La presidente del partito viene indicata dai territori come la figura della sintesi e del rinnovamento, capace di offrire quel segnale di discontinuità richiesto a gran voce dal governatore. Il profilo di Abbadessa, moglie del magistrato ed ex assessore regionale Massimo Russo, viene letto dalla base come una garanzia di competenza tecnica e rettitudine, lontana dalle logiche di corrente che sembrano paralizzare le scelte dei vertici regionali e dei commissari.

Schifani osserva questo scontro interno con crescente insofferenza, lasciando intendere che il ritorno ufficiale della forza centrista nell’esecutivo è subordinato a una condizione non negoziabile: la scelta di un profilo esterno. Il Presidente chiede una figura che non sia direttamente coinvolta nelle dinamiche parlamentari o nelle lotte intestine di partito, una personalità in grado di segnare un punto di rottura con il passato e di blindare l’immagine della squadra di governo contro eventuali attacchi delle opposizioni.

Mentre le ore passano, il rischio concreto è che l’impasse interna finisca per escludere del tutto il partito dalle scelte imminenti. Gli alleati di Forza Italia e Fratelli d’Italia guardano con freddezza alle convulsioni dello scudocrociato, preferendo la stabilità di un assetto senza le pretese di un partner così diviso. Il lungo interim seguito alla revoca degli incarichi di novembre sta logorando la macchina amministrativa e il governatore sembra intenzionato a chiudere la partita del rimpasto con o senza l’accordo definitivo della DC.

Se il partito non riuscirà a ricompattarsi attorno a un nome che soddisfi i criteri di opportunità fissati dalla presidenza, l’ambizione di tornare a contare nel cuore dell’esecutivo potrebbe restare soltanto una chimera.