SFERRACAVALLO, TRENTA COLPI DI KALASHNIKOV

di Antonino Piscitello

Ci sono momenti in cui il rumore rompe tutto. Non solo il silenzio, ma l’idea stessa di sicurezza. A Sferracavallo è successo nella tarda serata di giovedì 9 aprile, poco prima di mezzanotte, quando una raffica di colpi di kalashnikov ha trasformato la piccola borgata marinara in uno scenario di guerra.

Secondo le prime ricostruzioni, intorno alle ore 23:45, una Fiat 500 nera priva di targa – con ogni probabilità rubata – è arrivata a tutta velocità dalla piazza della borgata e si è fermata davanti al civico 115 di via Sferracavallo. Qui ha sede un’autorimessa che offre servizi di lavaggio, revisione e riparazioni meccaniche.

Tutto è durato pochi istanti, un’azione fulminea. Dal veicolo è sceso un uomo di circa un metro e settanta, vestito di scuro e con il volto coperto da un cappuccio, che ha aperto il fuoco con un fucile d’assalto AK-47, scaricando l’intero caricatore. Mentre un complice lo attendeva al volante con il motore acceso, l’uomo ha crivellato il cancello d’ingresso e le vetture parcheggiate all’interno. Esaurito il caricatore, i due sono fuggiti a tutta velocità in direzione Tommaso Natale.

I proiettili hanno sfondato la vetrata in ferro e plexiglass, attraversando l’intera rimessa per terminare la loro corsa contro auto parcheggiate a oltre 50 metri di distanza. Ma il dettaglio più inquietante riguarda il gabbiotto dei custodi. La pioggia di piombo ha infatti raggiunto anche la struttura dove, in quel momento, si trovavano due dipendenti e solo il caso ha evitato che l’intimidazione si trasformasse in tragedia.

Non è ancora chiaro se i colpi verso la guardiola siano stati un errore dovuto alla gestione maldestra di un’arma nota per la difficile controllabilità in modalità automatica, o una precisa volontà di alzare il tiro.

L’episodio non è isolato. Il blitz richiama da vicino quanto accaduto appena tre settimane fa, il 21 marzo, ai danni del deposito della Sicily by Car in via San Lorenzo. In quell’occasione, un commando aveva sparato con la stessa tipologia di arma prima di fuggire a piedi a causa di un’auto che non voleva saperne di ripartire.

Sebbene le modalità ricordino la gestione “maldestra” dei piccoli gruppi dello Zen o della Marinella, l’uso di fucili d’assalto suggerisce un’intimidazione mafiosa che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere legata alle dinamiche estorsive del mandamento mafioso di San Lorenzo.

Probabilmente ci troviamo di fronte a una nuova generazione criminale, soggetti che hanno sostituito la strategia del silenzio con una ferocia plateale, spesso influenzata da un’estetica da fiction. Una mafia “decapitata” dai grandi arresti, che oggi sembra reclutare una manovalanza di giovanissimi esaltati, soldati senza strategia ma carichi di violenza, pronti al gesto eclatante per marcare il territorio e inviare un segnale di ferocia tanto agli imprenditori quanto ai mandamenti rivali.

Mentre la Scientifica lavora sui bossoli e sulle tracce balistiche, a Sferracavallo resta la paura. Il consigliere Simone Aiello, co-fondatore del Comitato Cittadino “Il Mare di Sferracavallo”, pone l’accento sulla gravità dei fatti, legata anche alla scelta di un orario particolarmente trafficato: Erano le undici e mezza, undici e quarantacinque quando ancora lì passano un sacco di persone. Il kalashnikov non è una pistoletta. Si è sentito a centinaia di metri di distanza, nel silenzio di quell’ora.

Il timore adesso è che questi episodi non si fermino. Se dietro queste azioni dovesse esserci effettivamente la regia dei clan, potrebbe trattarsi di un tentativo di alzare la testa e riaffermare un presenza chiara e visibile sul territorio. Ignorare questi segnali non può essere un’opzione, perché, come ammoniscono anche i residenti della zona, ancora sotto shock, la prossima volta i proiettili  potrebbero colpire persone e non più cose.