IL DRAMMA DI MIRIAM E IL PESO INSOSTENIBILE DEL “FALLIMENTO”

di Antonino Piscitello

Una notizia che toglie il fiato. Miriam Indelicato, 23 anni, è stata trovata senza vita nell’androne del suo palazzo a Roma proprio nel giorno in cui avrebbe dovuto festeggiare il traguardo della laurea.

I genitori erano già partiti dalla Sicilia, pronti a vederla indossare la corona d’alloro alla Luiss, ma ad attenderli hanno trovato la tragedia.

Dietro il dramma, emerge un dettaglio che fa stringere il cuore. Dalle verifiche della Polizia, pare che Miriam non fosse più iscritta all’università dal 2024.

Il corpo della studentessa è stato scoperto intorno alle 10 del mattino dal portiere dello stabile. Nonostante l’arrivo tempestivo dei soccorritori del 118, l’impatto non ha lasciato scampo alla giovane. Gli agenti della Polizia di Stato, dopo i rilievi scientifici, hanno iniziato a ricostruire il puzzle delle sue ultime ore. Miriam aveva comunicato ai genitori che il 17 aprile sarebbe stato il giorno della sua laurea; la famiglia, carica di orgoglio, era già arrivata nella Capitale per celebrare l’evento. Tuttavia, l’anagrafe universitaria ha restituito una realtà differente: la giovane aveva interrotto il suo percorso di studi dal 2024.

Gli inquirenti non escludono formalmente alcuna pista, valutando sia il tragico incidente domestico che il gesto volontario, sebbene quest’ultimo appaia come l’ipotesi più accreditata, legato probabilmente al timore di rivelare il mancato traguardo. La notizia ha gettato nel baratro del dolore le città di origine della famiglia.

Il Sindaco di Santa Ninfa, paese dove Miriam era cresciuta e dove tornava spesso, ha dichiarato: «La sua scomparsa rappresenta una grave perdita per tutti e lascia un profondo vuoto nel cuore dei suoi familiari e di coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerla. A nome di tutta la comunità santaninfese, in questo triste momento, esprimiamo profondo cordoglio a tutti i suoi cari».

Anche il primo cittadino di Campobello di Mazara, paese d’origine del padre, ha aggiunto: «La tragica scomparsa ci lascia senza parole e profondamente colpiti. Esprimo il più sincero cordoglio e vicinanza alla famiglia, agli amici e a tutti coloro che le volevano bene. Di fronte a una perdita così dolorosa, ogni parola sembra insufficiente. È un momento di silenzio, rispetto e riflessione per tutti noi. Ci stringiamo con affetto alla sua comunità d’origine e confidiamo che venga fatta piena luce su quanto accaduto. Riposa in pace».

Quanto accaduto a Miriam non è un caso isolato, ma un grido d’allarme che riguarda tutti. La tragedia mette a nudo la fragilità di una generazione schiacciata da una narrazione del successo che non ammette soste o deviazioni. I social media e la cultura della “performance” costante creano un’immagine distorta della realtà, dove il fallimento è visto come una macchia indelebile anziché come una tappa naturale della vita.

Non possiamo più permetterci di restare a guardare mentre giovani vite vengono spezzate dall’ansia da prestazione. Il segreto di Miriam sulla sua carriera universitaria era probabilmente uno scudo contro la paura di deludere chi amava. Dobbiamo imparare, come società, a dire che va bene non farcela nei tempi stabiliti, che cambiare idea è un segno di maturità e che una laurea è un traguardo, non la misura della nostra dignità.