CAOS RIFIUTI, LA SICILIA SI BLOCCA TRA PORTI E TMB

di Redazione

La gestione dei rifiuti in Sicilia sta attraversando una fase critica, stretta in una morsa che unisce paradossalmente le manutenzioni dei termovalorizzatori del Nord alle proteste degli autotrasportatori locali. Il cuore del problema è localizzato nell’impianto TMB (Trattamento Meccanico Biologico) della Sicula Trasporti, situato nella zona nord della provincia di Siracusa al confine con Catania, che funge da snodo vitale per circa centocinquanta comuni dell’isola.

Da diversi giorni, la struttura ha dovuto drasticamente tagliare la propria capacità di ricezione, passando dalle consuete novecento tonnellate quotidiane a sole seicento. Questo ammanco ha provocato le prime pesanti ripercussioni sul territorio, con lunghe file di autocompattatori fermi ai cancelli e una crescente difficoltà nel garantire la pulizia regolare delle strade urbane.

La genesi di questa paralisi non è legata a un unico fattore, ma a una coincidenza di eventi su scala globale e locale. Il TMB è un impianto di passaggio che non rappresenta lo stadio finale dello smaltimento, bensì una fase di trattamento intermedio necessaria a separare e stabilizzare i materiali; di conseguenza, il suo corretto funzionamento dipende totalmente dalla fluidità delle destinazioni finali.

Tuttavia, in questo momento, i principali sbocchi esteri e nazionali sono preclusi. La Danimarca, meta di parte degli scarti siciliani, ha fermato i propri impianti per le manutenzioni primaverili, seguita a ruota da altre strutture situate in Emilia-Romagna e Lombardia. A questo si aggiunge il blocco dell’intermodalità marittima causato dallo sciopero degli autotrasportatori che hanno presidiato i porti, impedendo materialmente alla spazzatura di lasciare l’isola alla volta di Genova o di altre rotte mediterranee come Cipro.

In questo scenario di stallo, la città di Catania si è ritrovata in prima linea nel fronteggiare l’imminente emergenza. Con una produzione di indifferenziata ancora troppo alta e una raccolta differenziata che fatica a decollare, il capoluogo etneo rischia di essere sommerso dai sacchetti in pochi giorni. Per evitare che le periferie e il centro storico si trasformino in discariche a cielo aperto, il sindaco Enrico Trantino è dovuto intervenire con un’ordinanza contingibile e urgente. Il provvedimento dispone il trasferimento straordinario di duecento tonnellate di rifiuti al giorno verso l’impianto di Termini Imerese, cercando una valvola di sfogo che il territorio orientale non riesce più a garantire.

La soluzione del trasporto attraverso la A19 Palermo-Catania, affidata a una società specializzata, è comunque considerata temporanea e legata alla speranza che la filiera internazionale si riattivi entro la prossima settimana. Nel frattempo, la Polizia Municipale e gli uffici tecnici sono stati mobilitati per monitorare i punti sensibili della città, nel tentativo di prevenire roghi o accumuli incontrollati che potrebbero compromettere l’igiene pubblica.

Il problema di fondo resta tuttavia la fragilità di un sistema che dipende quasi totalmente da impianti esterni o da discariche ormai prossime alla saturazione. Il governo regionale, pur avendo avviato le procedure per la costruzione di due termovalorizzatori che dovrebbero rendere l’isola finalmente autosufficiente, ha stimato che tali strutture non vedranno la luce prima del 2028.

Fino ad allora, la Sicilia resterà vulnerabile a ogni singola oscillazione del sistema. La crisi attuale dimostra come il ciclo dei rifiuti isolano sia un ingranaggio delicatissimo, dove anche un intoppo logistico lascia i sindaci soli a gestire un’emergenza che ha radici ben più profonde dei confini cittadini.