25 APRILE: L’ANTIFASCISMO NON PUÒ ESSERE INTOLLERANTE

di Rino Piscitello

Il 9 maggio del 1996 l’allora appena eletto Presidente della Camera, Luciano Violante, pronunciò il suo discorso di insediamento all’interno del quale, pur rivendicando per intero i valori dell’antifascismo, sostenne che occorreva sforzarsi di capire le motivazioni dei vinti.

Disse allora in modo tanto efficace quanto straordinario:

“Mi chiedo cosa debba fare quest’Italia perché la lotta di liberazione dal nazifascismo diventi davvero un valore nazionale e generale, e perché si possa quindi uscire positivamente dalle lacerazioni di ieri.

Mi chiedo se l’Italia di oggi – e quindi noi tutti – non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà.

Questo sforzo, a distanza di mezzo secolo, aiuterebbe a cogliere la complessità del nostro paese, a costruire la liberazione come valore di tutti gli italiani, a determinare i confini di un sistema politico nel quale ci si riconosce per il semplice e fondamentale fatto di vivere in questo paese, di battersi per il suo futuro, di amarlo, di volerlo più prospero e più sereno. Dopo, poi, all’interno di quel sistema comunemente condiviso, potranno esservi tutte le legittime distinzioni e contrapposizioni”.

Era la riflessione di un uomo di sinistra che chiedeva a tutti di superare le lacerazioni di ieri.

Adesso che di anni ne sono trascorsi 80 occorre fare passi avanti e non indietro. E purtroppo abbiamo la sensazione che molti rivendichino passi indietro.

E allora occorre dirlo con chiarezza: chi pretende di mettere fuori dai cortei del 25 aprile la gloriosa brigata partigiana ebraica o crea le condizioni perché non sia presente, chi ritiene di poter decidere chi è legittimato a partecipare alle celebrazioni e chi non lo è, chi inserisce tematiche divisive del presente per impedire a tutti di celebrare il momento più alto dell’unità nazionale, chi ritiene che la violenza nei confronti di chi la pensa diversamente è una scelta praticabile, chi va persino all’estero per picchiare gli avversari, chi fa dell’antifascismo una pratica intollerante, merita di essere definito fascista.

E davanti a questi nuovi fascisti che lavorano a nuove lacerazioni del Paese e che soprattutto non intendono accettare di vivere in “un sistema condiviso” occorre saper reagire con la massima determinazione.

Viviamo in un Paese dove chi vince governa e chi perde fa l’opposizione ed entrambi sono legittimati nel loro ruolo e a nessuno è consentito disconoscerlo, come a nessuno è consentito usare strumentalmente l’antifascismo per fare opposizione.