RIMPASTO, NERVI TESI NEL CENTRODESTRA SICILIANO

di Redazione

La partita politica per il rimpasto della Giunta regionale siciliana si è trasformata in un braccio di ferro che sta mettendo a dura prova la tenuta del centrodestra. Il Presidente della Regione Renato Schifani, dopo aver rotto gli indugi, ha manifestato l’intenzione di chiudere i conti con una squadra di governo rimasta troppo a lungo incompleta. Tuttavia, il percorso verso la nuova composizione dell’esecutivo è disseminato di ostacoli che riflettono non solo le ambizioni dei singoli partiti, ma anche le profonde divergenze strategiche tra i due pilastri della coalizione: Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Il Presidente si ritrova oggi a dover sciogliere il nodo di una gestione che prosegue ormai da cinque mesi, da quando la rottura con la Democrazia Cristiana lo ha portato a mantenere nelle proprie mani le deleghe lasciate vacanti, assumendone la guida diretta ad interim. Schifani avverte l’urgenza di una ripartenza rapida, consapevole che il tempo stringe anche per ragioni puramente burocratiche. Entro la fine del mese, infatti, il rischio di un blocco amministrativo fino all’approvazione del rendiconto potrebbe paralizzare la formazione dei nuovi uffici di gabinetto, rendendo per molti giorni ogni nomina successiva un guscio vuoto privo di operatività immediata.

In questo scenario, Forza Italia ha deciso di pigiare sull’acceleratore. Il neocommissario azzurro Nino Minardo ha impresso una sterzata decisa, sollecitando il completamento della squadra in tempi brevissimi. La strategia di Minardo non si limita a una semplice richiesta di velocità, ma pone dei paletti rigidi che hanno l’effetto di blindare gli attuali equilibri. Il commissario ha infatti chiarito che, sebbene i volti all’interno della Giunta possano cambiare, la distribuzione delle deleghe deve rimanere immutata. Questa posizione rappresenta un aiuto fondamentale per Schifani, poiché toglie dal tavolo delle trattative la possibilità di un rimescolamento delle deleghe più pesanti, evitando al Governatore l’imbarazzo di dover mediare tra richieste incrociate di assessorati chiave.

Il riferimento di Minardo alla stabilità delle deleghe colpisce il cuore delle ambizioni degli alleati. Blindando gli assessorati attualmente in quota Forza Italia, il commissario mette al sicuro settori strategici come l’Economia, dove l’operato tecnico di Alessandro Dagnino ha raccolto consensi per la gestione dei conti pubblici, e le Infrastrutture, presidiate da Edy Tamajo, uno dei pesi massimi del consenso elettorale siciliano.

Ma è soprattutto sulla Sanità che si gioca la partita più delicata. L’assessorato alla Salute, attualmente guidato da Daniela Faraoni, è da tempo nel mirino di Fratelli d’Italia, che non ha mai nascosto il desiderio di gestire uno dei settori più delicati della Regione. La mossa di Minardo, ribadendo che le competenze non si toccano, intende sottrarre questa possibilità ai meloniani, scaricando sul commissario stesso la responsabilità politica di una scelta che potrebbe irritare gli alleati ma che, al contempo, semplifica enormemente il compito di Schifani.

Dall’altro lato della barricata, Fratelli d’Italia ha scelto la via della prudenza e prova a far decantare le posizioni. Il commissario regionale Luca Sbardella ha espresso pubblicamente la sua perplessità di fronte a quella che ritiene essere una fretta eccessiva del Governatore. La linea dei meloniani è chiara: la priorità assoluta spetta alle elezioni amministrative di fine maggio. Il partito di Giorgia Meloni chiede di attendere almeno il deposito ufficiale delle liste elettorali, previsto per la mattina del 29 aprile, prima di affrontare il nodo del rimpasto. Secondo questa visione, sovrapporre la definizione degli assetti regionali alla delicata compilazione delle candidature nei Comuni rischierebbe di creare pericolose tensioni sul territorio proprio alla vigilia di una prova elettorale importantissima.

Dietro la strategia del rinvio si intrecciano nodi politici e vicende giudiziarie di elementi della Giunta che rendono il clima cocente. Fratelli d’Italia si trova a dover gestire la pressione mediatica sulla posizione dell’assessora Elvira Amata, ma il terreno di scontro con gli alleati si sposta sull’equità dei criteri di permanenza nell’esecutivo. Tra i vertici meloniani serpeggia infatti il malumore per una “questione morale” che sembra essere sollevata a correnti alternate: il partito fatica ad accettare l’idea che un eventuale passo indietro debba riguardare solo la propria rappresentanza, mentre per altre figure di peso della Giunta, come il vicepresidente Luca Sammartino, anch’egli alle prese con vicende giudiziarie, non vengono avanzate analoghe richieste di sacrificio.

In questo contesto, il vertice di oggi a Enna con Arianna Meloni e Giovanni Donzelli diventa l’occasione per blindare una posizione unitaria e pretendere un confronto e un metro di giudizio uniforme per tutta la coalizione, prima di avviare il riassetto della giunta.

Il rimpasto, inizialmente pensato come un “tagliando” necessario per rilanciare la legislatura, si è trasformato in un campo minato dove ogni mossa può scatenare reazioni imprevedibili. Il Governatore spera che la schiarita arrivi entro quarantott’ore, permettendo così il giuramento dei nuovi assessori e la piena operatività della Giunta. Tuttavia, la distanza tra le posizioni di Forza Italia e Fratelli d’Italia resta ampia, lasciando la Sicilia in attesa di capire quale sarà il volto definitivo del governo che dovrà guidarla fino alla fine del mandato.