ASSOLTA SIMONA VICARI: LA FINE DI UN CALVARIO

di Redazione

Il Tribunale di Trapani ha messo la parola fine a una vicenda giudiziaria durata quasi un decennio, restituendo onorabilità e dignità politica a Simona Vicari. La sentenza emessa dai giudici trapanesi non lascia spazio a interpretazioni ambigue: l’ex senatrice è stata assolta con la formula più ampia prevista dal codice, ovvero perché il fatto non sussiste.

Si chiude così quel capitolo doloroso iniziato nel lontano 2017 sotto il nome mediatico di operazione Mare Monstrum. All’epoca, il terremoto giudiziario portò la Vicari a compiere un passo indietro drastico, rassegnando le proprie dimissioni dall’incarico di sottosegretaria alle Infrastrutture e ai trasporti, una scelta che, di fatto, ha congelato un percorso politico che sembrava destinato a ben altri traguardi.

La cronaca di questa assoluzione ci impone oggi una riflessione profonda che va ben oltre il dato procedurale. Secondo l’impianto accusatorio, che oggi si sgretola davanti alla verità processuale, l’esponente politica avrebbe favorito un emendamento all’interno della legge di bilancio per abbassare l’aliquota Iva sui trasporti marittimi a corto raggio. Tale provvedimento, nelle tesi degli inquirenti, avrebbe avvantaggiato indebitamente una specifica compagnia di navigazione, la Liberty Lines, già Ustica Lines.

In questo presunto schema corruttivo, un orologio di pregio ricevuto dall’armatore Ettore Morace sarebbe stato la ricompensa per l’interessamento legislativo. Tuttavia, il dibattimento ha dimostrato che non vi era alcun patto occulto, né tantomeno un mercimonio della funzione pubblica. Quello che per la Procura era il prezzo della corruzione, per la difesa e ora per il tribunale è rimasto ciò che è sempre stato: un semplice dono natalizio, privo di qualsiasi nesso causale con l’attività parlamentare svolta.

Mentre per altri coimputati, come l’ex dirigente regionale Salvatrice Severino, il verdetto è stato di segno opposto con una pesante condanna a otto anni, la posizione della Vicari emerge chiara. Ma il punto centrale non è solo la vittoria legale, quanto il prezzo umano e professionale pagato in questi nove anni di attesa. La vicenda di Simona Vicari è l’emblema di un sistema comunicativo e politico che troppo spesso dimentica il valore della presunzione di innocenza. Un rinvio a giudizio, o persino la sola iscrizione nel registro degli indagati, si trasforma frequentemente in una condanna anticipata emessa dalla piazza mediatica, capace di distruggere carriere costruite con anni di impegno e sacrificio.

È necessario ribadire con forza che le prerogative dei parlamentari e dei membri del governo non devono essere calpestate dal giustizialismo più acceso. Il lavoro della magistratura è fondamentale e va rispettato, ma non può diventare lo strumento attraverso cui si interrompe d’imperio la vita democratica di un rappresentante del popolo prima che un giudice terzo si sia pronunciato. Quando un membro del governo si dimette a causa di un’inchiesta che anni dopo si rivela infondata, non perde solo il singolo individuo, perde l’intero sistema democratico.

Il caso in questione dimostra come la funzione legislativa, quale quella di proporre o sostenere leggi o emendamenti, sia parte integrante del mandato parlamentare e non possa essere criminalizzata a priori senza prove granitiche di un tornaconto illecito. Le prerogative parlamentari non sono privilegi personali concessi ai singoli eletti, ma garanzie costituzionali fondamentali volte a proteggere l’indipendenza e la libertà delle Camere da possibili interferenze.

La politica deve riappropriarsi del proprio spazio, difendendo il diritto di operare senza la costante minaccia di una gogna che anticipa le sentenze. Bisogna smetterla di considerare il processo come una punizione già inflitta; un percorso di vita non può essere compromesso in modo irreversibile da un’accusa che, dopo quasi dieci anni, svanisce nel nulla. La riabilitazione della Vicari, oggi esperta alla presidenza della Regione Siciliana, è un atto di giustizia, ma nessuno le restituirà gli anni trascorsi all’ombra di un sospetto ingiusto e il brusco stop alla sua ascesa nelle istituzioni nazionali.