Nel pomeriggio del 1° maggio su ANSA compare un titolo che suscita curiosità:
“Al Concertone Delia canta Bella Ciao, ma ‘partigiano’ diventa ‘essere umano’: rivolta social”.
La notizia, già nel titolo, suona pesante: una “rivolta” sembra in corso. Un controllo sulla pagina Facebook di Delia Buglisi mostra però nessun commento. Non pochi: proprio zero (fino alle 19:58; poi solo due fino alle 22:41). L’eco della rivolta pare inesistente. Si può pensare che chi gestisce la pagina abbia eliminato i messaggi (in realtà, non ne era ancora arrivato nessuno e non saranno poi cancellati).
Nel frattempo, scorrendo i social, si notano alcuni opinionisti e influencer che pubblicano post indignati contro la scelta della cantante. Anche i giornali online, da destra a sinistra, parlano già di “rivolta social”. Eppure, nei fatti, ancora non c’è quasi nulla.
Poco dopo, iniziano a circolare i primi post critici, ripresi e commentati. Nel giro di qualche ora, le reazioni aumentano. In tarda serata arrivano finalmente anche i primi commenti negativi sulla pagina di Delia Buglisi. In pratica, la “rivolta”, annunciata dai media ore prima, prende realmente forma solo dopo che ne hanno parlato.
Difficile non pensare che questa polemica sia nata a tavolino. Bella Ciao in versione modificata era già stata cantata da altri artisti senza che nessuno avesse nulla da ridire: esistono video pieni di commenti positivi e quasi nessun segno di disaccordo. Persino la stessa Delia Buglisi l’aveva già interpretata, ai tempi di X Factor, sostituendo “partigiano” non con “essere umano” ma – addirittura – con “siciliano”, e in quella occasione nessuno aveva protestato. L’esibizione televisiva era stata accolta da applausi e priva di polemiche.
Anche al Concertone, sul palco e tra il pubblico, nessuna contestazione: niente fischi, solo applausi. Poi, improvvisamente, dopo l’annuncio mediatico della rivolta, la bufera online scoppia davvero. Secondo l’ANSA, “la cantante siciliana è stata scelta per cantare Bella Ciao”: segno che gli organizzatori, cioè CGIL, CISL e UIL, conoscevano bene la sua versione del brano. Difficile credere che ignorassero come l’avesse già interpretata altrove.
Il sospetto legittimo è che la polemica sia stata programmata – non da Delia, che certo non ne trarrà alcun vantaggio (chi tocca i fili del pensiero unico rischia l’ostracismo perenne, come dimostra, per rimanere nel campo artistico, il caso Povia) – ma da chi ha interesse ad alimentare lo scontro. A chi conviene tutto questo?
Alla fine, il meccanismo sembra sempre lo stesso: divide et impera. Mantenere il popolo diviso, distratto e contrapposto conviene al potere, quello reale, non quello politico che è solo di facciata. In questo caso la frattura non è tra antifascisti e fascisti, come potrebbe sembrare, ma tra chi reagisce emotivamente per fanatismo ideologico e chi è in grado di rispettare la libertà dell’artista che, peraltro, non ha cantato Bella Ciao bensì una propria canzone sul Vespro in cui è stata inserita, all’inizio e alla fine, una strofa del celebre canto simbolo della Resistenza. Sui social è questa la polarizzazione che emerge: da una parte i permalosi integralisti, dall’altra il buon senso. Ma a chi vuole dividere, non importa quali fazioni si creino; serve solo la divisione.
E, come troppo spesso accade, nella trappola tesa per dividerci, si è finiti per cadere un po’ tutti.