TAORMINA, LA CARDIOCHIRURGIA PEDIATRICA AL BIVIO

di Umberto Riccobello

La Cardiochirurgia Pediatrica in Sicilia attraversa una fase di profonda incertezza che mette a dura prova la tenuta del sistema di assistenza per i pazienti più fragili. Il recente annuncio dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma, che ha comunicato l’intenzione di non rinnovare la convenzione con il presidio San Vincenzo di Taormina dopo sedici anni di proficua collaborazione, ha aperto una falla nel sistema sanitario dell’isola. La scadenza, fissata per il prossimo 30 giugno, non rappresenta solo un termine burocratico, ma una minaccia concreta alla continuità delle cure per centinaia di piccoli pazienti che in quel reparto hanno trovato speranza e professionalità di altissimo livello.

Il neo assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, si è trovato immediatamente proiettato in una gestione di emergenza. La sua prima iniziativa ufficiale è stata quella di avviare un dialogo serrato con i vertici dell’ospedale romano per scongiurare una chiusura che appare drammatica. Caruso ha cercato di aprire una breccia diplomatica, ottenendo una disponibilità di massima per un incontro tecnico volto a ridiscutere i termini di un possibile ripensamento. Tuttavia, la partita si gioca su un terreno minato da vincoli normativi nazionali e pendenze economiche pregresse che non rendono semplice la trattativa.

Sullo sfondo della vicenda campeggia la necessità per la Sicilia di conformarsi ai rigidi parametri del Decreto Balduzzi. La normativa nazionale è estremamente chiara nel fissare gli standard per le alte specialità: è prevista infatti la presenza di una sola unità di cardiochirurgia pediatrica ogni bacino d’utenza compreso tra i 4 e i 6 milioni di abitanti. Considerando che la Sicilia conta una popolazione inferiore ai 5 milioni di residenti, il mantenimento di due centri attivi sul territorio regionale appare tecnicamente in contrasto con le linee guida romane. Esiste già, infatti, una cardiochirurgia pediatrica a Palermo, storicamente legata alla collaborazione con il San Donato di Milano, (anch’esso peraltro vicino alla chiusura della collaborazione con le strutture siciliane).

La mediazione individuata tra l’assessorato regionale alla Salute, retto fino a pochi giorni fa dall’assessora Faraoni, e i ministeri della Salute e dell’Economia è quella riportata nella proposta di Rete ospedaliera siciliana che prevede il mantenimento della cardiochirurgia pediatrica nell’Ospedale di Taormina, amministrativamente dipendente dall’Asp di Messina, ma il suo accorpamento funzionale alla cardiologia del Policlinico Rodolico – San Marco di Catania.

Il mancato rinnovo della convenzione da parte del Bambino Gesù sembra essere dettata da due ragioni fondamentali, messe nero su bianco in una missiva che ha gelato i vertici regionali. Da un lato vi è una preoccupazione di natura operativa legata appunto alla nuova rete ospedaliera che costringerebbe l’istituto romano a interfacciarsi con una pluralità di interlocutori manageriali, perdendo quell’autonomia gestionale che ha permesso al centro di eccellere dal 2010 a oggi. Dall’altro lato, emerge il nodo dei rimborsi e dei debiti pregressi che la Regione avrebbe accumulato nei confronti dell’ospedale capitolino.

Mentre la politica cerca una quadra, la tensione a Taormina è alle stelle. Il Comitato dei genitori, cuore della protesta, ha manifestato il proprio sdegno per quello che definisce un approccio puramente amministrativo a una questione che riguarda la sopravvivenza stessa dei loro figli. Le famiglie rifiutano categoricamente l’idea di tornare alla migrazione sanitaria, a quei viaggi della speranza verso il Nord Italia che comportano costi umani ed economici insostenibili. Per i genitori, il polo di Taormina è un diritto acquisito che non può essere sacrificato sull’altare di una razionalizzazione dei conti o di una burocrazia che ignora le specificità geografiche di un’isola che serve anche una vasta utenza proveniente dalla Calabria.

Il Presidente della Regione, Renato Schifani, ha cercato di rasserenare gli animi dichiarando di seguire personalmente l’evolversi della situazione e assicurando che non vi saranno traumi per i piccoli pazienti. La strategia del governo regionale sembra muoversi su un doppio binario: da una parte tentare di convincere il Bambino Gesù a restare attraverso una fase di affiancamento più lunga, dall’altra preparare una gestione autonoma del reparto con personale siciliano. Tuttavia, molti esperti del settore rimangono scettici su questa seconda opzione, sottolineando come l’eccellenza raggiunta a Taormina sia inscindibile dal protocollo e dal prestigio garantito dall’istituzione romana.

Il tempo stringe e la scadenza di giugno si avvicina rapidamente. Senza un accordo immediato che risolva le pendenze economiche e garantisca un’autonomia operativa accettabile per i partner romani, il rischio è che il Centro Cardiologico Pediatrico Mediterraneo diventi solo un ricordo, lasciando la Sicilia orientale sguarnita di un servizio vitale.