Oggi, all’apertura dell’udienza preliminare che doveva decidere il rinvio a giudizio per Totò Cuffaro e altri sette imputati, gli avvocati di Cuffaro hanno inaspettatamente chiesto il patteggiamento per il loro assistito.
La proposta, condivisa dai PM, è di patteggiare tre anni per corruzione per le due vicende per le quali l’ex segretario nazionale della Democrazia Cristiana è imputato e di corrispondere 15.000 euro da dividere tra l’azienda ospedaliera Villa Sofia Cervello e l’ASP di Siracusa.
Cuffaro dovrebbe scontare il residuo di pena (tolti i 5 mesi già scontati di arresti domiciliari) con lavori socialmente utili presso una Onlus come misura alternativa al carcere.
Cuffaro ha già scontato una condanna precedente di sette anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto, con l’aggravante dell’agevolazione dell’associazione mafiosa.
Adesso toccherà al GUP stabilire se accettare la proposta ritenendola congrua oppure respingerla.
Le due vicende per le quali l’ormai ex politico democristiano è indagato riguardano la corruzione per il concorso per operatori socio-sanitari all’azienda ospedaliera Villa Sofia e il traffico di influenze per un appalto di pulizie bandito dall’Asp di Siracusa.
Per la prima vicenda è accusato di avere consegnato prima del concorso ad una candidata le tracce delle prove scritte e per la seconda di aver cercato di influenzare l’esito di una gara di pulizie all’Asp di Siracusa a favore di un’azienda a scapito delle altre.
Con Cuffaro sono imputati per corruzione per la questione di Villa Sofia anche l’allora direttore dell’azienda ospedaliera Roberto Colletti, il primario del Trauma Center Antonio Iacono, e lo storico collaboratore del politico democristiano Vito Raso. Per la questione relativa all’Asp di Siracusa sono invece imputati per traffico di influenze i due ex rappresentanti dell’impresa Dusmann, Mauro Marchese e Marco Dammone, l’ex deputato Ferdinando Aiello e l’imprenditore Sergio Mazzola.
La richiesta di rinvio a giudizio per loro verrà discussa il prossimo lunedì.
Per il deputato Saverio Romano e per il manager dell’Asp di Siracusa Alessandro Caltagirone, le cui posizioni sono state stralciate, si andrà probabilmente verso l’archiviazione.
L’inaspettata richiesta di patteggiamento, pur non trasformandosi in un’ammissione di colpevolezza, segna di fatto la fine definitiva della carriera dell’uomo politico democristiano.