I magistrati della prima sezione della Corte d’appello, sotto la guida della presidente Adriana Piras, hanno ribadito la validità dell’impianto accusatorio del primo grado, confermando le pene per i protagonisti del sistema di finti vaccini anti covid orchestrato presso l’hub della Fiera del Mediterraneo a Palermo.
finti vaccini covid palermo
Il meccanismo per ottenere i Green Pass
L’infermiera del Civico Giorgia Camarda è stata condannata a 6 anni di reclusione, mentre per Filippo Accetta, volto noto del movimento no vax, la pena stabilita è di 4 anni e 6 mesi. Le fattispecie di reato riconosciute, a vario titolo, spaziano dalla corruzione al falso, fino al peculato.
L’inchiesta, nata dalle indagini della Digos che aveva installato telecamere nascoste nel padiglione, ha svelato una prassi sistematica: il siero non veniva iniettato, ma disperso su un batuffolo di ovatta. In questo modo, l’infermiera poteva registrare l’avvenuta somministrazione, permettendo ai beneficiari di ottenere il Green Pass pur senza alcuna protezione immunologica.
Il sistema era stato precedentemente svelato da una collega della Camarda, Anna Maria Lo Brano, la quale, dopo aver scelto di non ricorrere in appello, aveva ammesso le proprie colpe. Secondo quanto emerso, per ogni finta dose veniva corrisposto un compenso variabile tra i 100 e i 400 euro.
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Risarcimenti e parti civili
Oltre alla detenzione, la sentenza impone ai responsabili il ristoro dei danni e la copertura delle spese processuali per le parti civili costituite. Tra queste figurano l’Ordine degli infermieri, difeso dal legale Gaetano Priola, e l’Arnas Civico, azienda presso cui la Camarda prestava servizio.
Particolarmente delicata la posizione di alcuni cittadini che, convinti di aver ricevuto il siero, hanno scoperto solo successivamente che la loro dose era stata cestinata. Questi ultimi sono stati assistiti dagli avvocati Francesca Cellura, Giuseppe d’Alessandro e Loredana Alicata.
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Le dichiarazioni agli atti
Restano cristallizzate nel processo le evidenze investigative secondo cui: “I reati contestati a vario titolo erano corruzione, falso e peculato”.
Allo stesso modo, viene confermato che “l’infermiera era stata avvicinata dai no vax e avrebbe accettato soldi in cambio di iniettare per finta il vaccino contro il virus”.
La dinamica della frode resta quella descritta dai testimoni e dalle confessioni: “In cambio di 100 o 400 euro gettava la dose su un batuffolo di cotone. I no vax andavano via con il certificato necessario per il green pass”.