QUEL CORTEO HA OFFESO LA MEMORIA DI GIOVANNI FALCONE

di Rino Piscitello

Ieri, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, ha sfilato per Palermo un corteo di poco più di 2.000 persone organizzato dalla sinistra e dall’estrema sinistra con l’intento esplicito di dividere il fronte antimafia e trasformare una ricorrenza unitaria in un terreno di scontro ideologico, quasi a voler sostenere, ancora una volta e in modo ossessivo e consapevolmente menzognero, che solo la sinistra può rappresentare la storia della lotta alla criminalità mafiosa.

E mentre Maria Falcone, sorella del magistrato ucciso, dimostrandosi un vero gigante a fronte della piccolezza di chi ha persino osato contestarla, decideva di salire da sola su quel palco per evitare le polemiche dell’anno passato e per onorare la memoria del fratello Giovanni, della di lui moglie Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, qualcuno lavorava all’ennesimo strappo.

“Se non sei di sinistra o se non sei acquiescente a quell’area politica non hai il diritto di partecipare alle manifestazioni antimafia” – questo era di fatto la ratio del corteo convocato da un manifesto dal titolo “Finchè avremo voce”.

E già dal manifesto si comprendeva l’obiettivo degli organizzatori. Una ragazza a pugno chiuso che sovrastava (e strideva con) l’immagine di Giovanni Falcone. All’interno le scritte tipiche dell’area antagonista: “Contro silenzi e depistaggi di Stato” e “Corteo di antimafia sociale e intersezionale”.

Cosa poi voglia dire l’incomprensibile termine “intersezionale” viene spiegato in modo chiaro nel programma di convocazione del corteo: “Crediamo in un’antimafia intersezionale e sociale – si legge -. Alle logiche del sistema di potere politico-affaristico-mafioso, vogliamo opporre un’altra idea di società. Se tanti sono gli ambiti di interesse mafioso, su più fronti deve svilupparsi la nostra lotta. La lotta antimafia si intreccia anche con la causa transfemminista ……. Oggi il “metodo mafioso” è anche pratica di governo, nella censura, nella repressione del dissenso e nell’attacco ai diritti civili. Non abbiamo bisogno di infrastrutture di guerra e di Ponti sullo stretto …..”.

Dal che si deduce che se non abbracci la causa transfemminista non puoi essere contro la mafia; e non puoi esserlo nemmeno se sei a favore della realizzazione del Ponte sullo Stretto, e soprattutto se stai dalla parte del Governo Meloni che – si legge ancora a seguire – nei fatti strizza l’occhio ai condannati per fatti di mafia che hanno insanguinato la nostra terra”.

E a proposito del Governo, nel programma si parla di “restaurazione mafiosa e autoritaria oggi in corso”.

Verrebbe voglia di chiamarli deliri, ma in verità sono soltanto l’espressione di un estremismo che non accetta neanche l’ipotesi dell’esistenza di opinioni diverse.

Neanche la mafia potrebbe sperare di rendere così ristretto e marginale il fronte antimafia come intendono fare gli organizzatori del corteo di ieri.

Quella che doveva essere una giornata di memoria condivisa è stata segnata da una manifestazione di una parte politica, intenzionata a sollevare polemiche strumentali contro le istituzioni e contro ogni altra area politica e, nei fatti, in netta e deliberata contrapposizione con le cerimonie ufficiali presso l’Albero Falcone.

Quello che stupisce e per molti aspetti preoccupa è che a una manifestazione indetta con queste parole d’ordine estreme abbiano aderito la leader dei Pd Elly Schlein e il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte. Un tempo i leader della sinistra non avrebbero mai partecipato ad un corteo con queste parole d’ordine, e anzi lo avrebbero osteggiato con determinazione.

Non si può più fare finta di niente, tutti coloro che credono nella lotta alla mafia, di destra, di centro o di sinistra che siano, devono denunciare con chiarezza questa deriva: frammentare il fronte dell’antimafia per meri interessi di bandiera è un atto grave che non solo mina la compattezza della società civile, ma finisce per offendere il sacrificio estremo dei martiri che hanno dato la vita per la legalità e per lo Stato.