AGRIGENTO, IL DISASTRO DEL CENTRODESTRA

di Redazione

Come ampiamente previsto, la recente tornata elettorale amministrativa svoltasi ad Agrigento ha formalmente certificato la profonda crisi del centrodestra siciliano. L’incapacità di trovare una candidatura unitaria e di convergere su un unico insieme di intenti programmatici ha finito per produrre il più classico dei suicidi politici, avvantaggiando in modo macroscopico la sinistra che soltanto per qualche decina di voti non ha chiuso la pratica già al primo turno, rimandando l’esito definitivo al ballottaggio previsto per il prossimo 7 e 8 giugno.

Il centrodestra si presentava all’appuntamento con le urne nettamente spaccato. Dopo un iter decisionale tanto lungo quanto inoperoso, i partiti della coalizione si sono divisi in due schieramenti separati, offrendo agli elettori due candidati sindaco diversi e in netta contrapposizione tra loro. Da un lato vi era Luigi Gentile, sostenuto dall’asse composto da Lega, Democrazia Cristiana e Noi Moderati, oltre che da una lista civica a suo supporto. La sua proposta ha raccolto il 14,11% dei voti personali, a fronte del 15,85% del totale di voti incassato complessivamente dalle sue liste.

Dall’altro lato si è schierato Gerlando Alonge, forte del sostegno di Forza Italia, Fratelli d’Italia, Udc, Mpa e un’ulteriore lista civica. Alonge ha ottenuto il 34,79% dei voti personali, ma il dato che salta all’occhio risiede nel 58,36% dei voti raccolti dalle proprie liste a sostegno.

Proprio la discrepanza tra i voti del candidato e quelli dei partiti rappresenta il dato più eclatante dell’intera tornata agrigentina e permette di pronosticare una quasi certa vittoria di Michele Sodano. Il candidato del movimento Controcorrente di Ismaele La Vardera sarà al via al ballottaggio forte di un vantaggio statistico e psicologico notevole. Sodano ha ottenuto il 39,13% dei voti complessivi, mentre le sue tre liste di riferimento, ovvero Controcorrente, Partito Democratico e Casa Riformista, hanno raccolto insieme il 22,54%.

Si registra, dunque, quasi il 17% di valore aggiunto rispetto ai partiti della coalizione. Questo surplus di consenso è con ogni probabilità interamente riconducibile all’azione prodotta sul territorio da Ismaele La Vardera. L’ex inviato del programma televisivo Le Iene si è speso in prima persona e senza sosta in tutta l’area agrigentina secondo un modello populista, capace di catalizzare il malcontento e sfruttare le crepe degli avversari.

Viste e analizzate le divisioni interne nella coalizione del centrodestra, La Vardera ha puntato moltissimo su Agrigento. Egli è perfettamente consapevole del fatto che, vincendo nella Città dei Templi, la sua corsa per diventare il candidato presidente del centrosinistra alle elezioni regionali del prossimo anno potrebbe trasformarsi in un treno inarrestabile.

In questo quadro, la coalizione del centrodestra siciliano e il governo regionale hanno commesso molti errori strategici. La prima ha consentito che le tensioni dei coordinamenti locali si incancrenissero nel tempo sino a diventare del tutto irrisolvibili. Dal canto suo, il governo Schifani, pur essendo, rispetto ai risultati, uno dei migliori governi della storia siciliana, ha commesso l’errore di lasciare propagare lo scontro politico all’interno dell’Assemblea Regionale Siciliana. L’esecutivo ha inoltre peccato gravemente sotto il profilo della comunicazione e nei rapporti diretti con l’elettorato e con la base dei territori, non riuscendo a trasmettere appieno la straordinarietà e l’efficacia della propria azione quotidiana di governo.

Per correre ai ripari e fermare la corsa — ammesso che a questo punto sia ancora possibile — di quello che può essere considerato un altro Rosario Crocetta, la maggioranza di governo dovrà cambiare radicalmente paradigma.

Se verrà, come è molto probabile, sconfitto ad Agrigento, il centrodestra siciliano dovrà rinnovarsi e organizzarsi come una moderna coalizione: i leader dei partiti dovranno mostrare coraggio, forzando la mano e avocando a sé le decisioni laddove non sia possibile raggiungere un accordo spontaneo nel territorio. L’unità decisionale diventa indispensabile, anche a costo di creare un organismo ad hoc che abbia il potere di assumere scelte definitive.

Parallelamente, si dovrà avviare una massiccia campagna di comunicazione che mostri ai siciliani i risultati ottenuti da questo esecutivo, aprendo al contempo una profonda riflessione sulle prossime elezioni regionali.

È opportuno, infine, porre rimedio a una norma elettorale che oggi consente il voto disgiunto nelle elezioni comunali, ma soprattutto in quelle regionali. Risulta infatti inconcepibile che un elettore possa, nello stesso momento, esprimere la preferenza per un candidato di uno schieramento e affidare la propria fiducia al candidato sindaco o Presidente della Regione della coalizione avversaria.

Questa stortura della norma in vigore finisce inevitabilmente per avvantaggiare i candidati populisti, che troppo spesso suppliscono alla mancanza di programmi concreti ricorrendo a campagne sensazionalistiche e di puro impatto emotivo, a totale discapito del merito, della competenza e delle reali capacità amministrative.