IL SUCCESSO DI LA VARDERA È UN GUAIO PER PD E M5S

di Redazione

I calici si levano alti nelle sedi di Partito Democratico e 5 Stelle, dove i leader della sinistra fingono di celebrare l’esito dei ballottaggi nell’isola, scambiandosi falsi sguardi d’intesa e finti sorrisi. Ma la facciata festosa non riesce a coprire la triste realtà e I calcoli che non tornano.

Il vero unico trionfatore di questa tornata elettorale è infatti senza alcun dubbio Ismaele La Vardera, capace di piazzare bandierine decisive nei territori strategici di Agrigento e Bronte. L’esponente politico ha portato a termine una vera e propria operazione di conquista nel campo largo, blindando una centralità che adesso lo rende il solo credibile in quell’area ad ambire alla candidatura alla Presidenza della Regione.

Dietro i brindisi di facciata, la vittoria di La Vardera si rivela una tragedia politica già scritta per le due forze un tempo perno della coalizione: il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Non si tratta di un timore passeggero, ma di una certezza con cui le dirigenze devono fare i conti. L’ex iena è destinato a fagocitare l’intero bacino di consenso dell’area, cannibalizzando i partiti della sinistra e relegando sia i dem che i pentastellati al ruolo di semplici comparse nello scacchiere dell’isola. Una marcia trionfale che intende svuotare dall’interno le strutture tradizionali, destinate a subire passivamente l’iniziativa altrui.

Tutto questo lascia l’amaro in bocca ai vertici del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola e Giuseppe Antoci. I loro sorrisi rigidi, quasi di plastica, sono stampati sui volti per mascherare la consapevolezza di avere perso il treno. I risultati appena consolidati certificano infatti l’impossibilità per le due punte pentastellate di ambire alla candidatura presidenziale della coalizione per la corsa dell’anno prossimo.

La lunga opera di marcamento a uomo e di logoramento reciproco che i due portavano avanti da mesi è stata vanificata da uno scatto felino dell’ex iena proprio sull’ultima salita. Le ripercussioni saranno pesanti soprattutto in vista della composizione della prossima lista per l’Assemblea Regionale Siciliana. Buona parte dei consensi che oggi premiano Ismaele La Vardera e la sigla Controcorrente proviene dal medesimo bacino elettorale che nel passato recente aveva garantito ai pentastellati una pattuglia di undici deputati, un traguardo che ormai appare un lontano miraggio impossibile da replicare.

In questo scenario di finti festeggiamenti si muove anche il segretario regionale del Partito democratico, Anthony Barbagallo, il quale aveva accarezzato l’idea che una concatenazione di eventi favorevoli avrebbe potuto incoronarlo come l’uomo della sintesi per l’intera sinistra. Forte della convinzione di poter comunque fare meglio delle passate candidature — Fabrizio Micari al 18% nel 2017, Caterina Chinnici al 16% nel 2022 — il segretario osservava l’evolversi della situazione, ma il risultato di Agrigento ha fatto svanire di colpo il già poco credibile sogno.

Sottovalutare La Vardera è stata una follia sia per il centrodestra che per la sinistra. Non si tratta infatti di un giovane politico che sfida i partiti. Si tratta invece di un’operazione raffinatissima di comunicazione politica alla quale in tanti lavorano da tempo con l’obiettivo (lecito ma inquietante) di conquistare i gangli principali del potere in Sicilia. Una nuova operazione Crocetta con alle spalle pezzi di imprenditoria, di stampa e politici magari convinti di riuscire a controllare l’ennesimo “eroe popolare”.

Vedremo quale mossa scenica o narrazione sapientemente orientata verrà estratta prossimamente dal cilindro per alimentare un consenso di chiara matrice populista, fatto di chiacchiere e strategie.

Governare un territorio complesso, dalle dinamiche profonde e articolate come quello siciliano, purtroppo però non può essere ridotto a una semplice rappresentazione teatrale con le sue maschere e i suoi cliché, che fanno tornare alla memoria lo spettro del disastro della stagione amministrativa di Rosario Crocetta che mise a dura prova la Sicilia e la pazienza dei siciliani.

La nostra terra necessita di risposte concrete e non di dirette internet destinate a raccogliere approvazioni virtuali. L’amministrazione di un’isola complessa non si sviluppa attraverso espedienti comunicativi, fake news o cavalcando gli umori più irrazionali e le paure della collettività.

La vittoria di un altro Crocetta in Sicilia a così breve distanza stupirebbe il mondo intero considerato che “errare è umano, perseverare è diabolico”.

La colpa sarebbe però prima di tutto di un centrodestra dilaniato dalle lotte di potere.

La metafora che meglio descrive la situazione attuale sembra uscita dalle pagine di una tragedia greca, dove un coro immaginario piange sulle rovine di Akragas. Il declino dei governanti non è stato provocato dai dardi delle opposizioni, bensì dal veleno dei propri veti incrociati e da una brama cieca di supremazia che ha trasformato i vecchi alleati in avversari spietati.

Mentre i palazzi consumano il proprio destino, la scena viene occupata da un nuovo interprete capace di intercettare il dissenso popolare, promettendo rinascite politiche che presto purtroppo si riveleranno angoscianti illusioni, scritte da registi invisibili che preferiscono ancora restare nell’ombra.