Sovranità digitale: nuove frontiere fra Stati Uniti e Unione Europea

di Elena Mandarà

Nel pieno della crisi del mondo globalizzato che abbiamo costruito dopo le guerre mondiali, “sovranità” è forse la parola che più di tutte racchiude la cifra del nostro tempo. Ne sentiamo parlare di continuo e nei contesti più diversi: si parla di sovranità energetica, militare, tecnologica.

Proprio su quest’ultimo fronte – complesso, perché ha a che fare con lo sviluppo industriale e l’economia, ma anche con la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini – nelle ultime settimane ci sono stati importanti novità sia al di qua che al di là dell’oceano.

Dal canto suo, Donald Trump ha firmato un Ordine Esecutivo per la promozione dell’innovazione e della sicurezza avanzate nell’ambito dell’intelligenza artificiale. Dopo aver sostenuto fermamente la strada della deregolamentazione sulle nuove tecnologie, in pieno e aperto contrasto rispetto dall’approccio scelto dall’Unione Europa, per la prima volta dal suo insediamento il presidente degli Stati Uniti d’America sembra aver fatto un passo verso una direzione diversa.

Per capire perché la notizia fa tanto clamore, basti pensare che uno dei primi atti del mandato di Trump era stata la revoca dell’Ordine Esecutivo sull’intelligenza artificiale precedentemente firmato da Biden. Ma si tratta davvero di una svolta?

Per cercare di dare una risposta, va chiarito subito che il nuovo Ordine Esecutivo non impone veri e propri obblighi regolamentari, ma prevede un meccanismo volontario di revisione governativa dei modelli di intelligenza artificiale, almeno 30 giorni prima della loro messa a disposizione, termine che era stato oggetto di dibattito nelle settimane che hanno preceduto la firma e che avrebbe dovuto essere più ampio. Si tratta, appunto, di un meccanismo volontario, e il controllo da parte del Governo avrà lo scopo di verificare se possano esserci rischi per la sicurezza nazionale.

Ecco, se un punto di svolta c’è, sta proprio nel fatto che la scelta dell’amministrazione americana dimostra il profondo legame che esiste fra sviluppo tecnologico e sicurezza. E sotto il grido “America first”, non sorprende scoprire una nuova attenzione per i rischi alla sicurezza nazionale sottesi proprio allo sviluppo di tecnologie come l’intelligenza artificiale. L’approccio scelto dagli Stati Uniti, quindi, rimane ben distante da quello europeo. Il punto non è tanto imporre vincoli e regole per lo sviluppo di modelli e sistemi, quanto cercare di introdurre dei presidi di controllo nell’interesse della sicurezza pubblica.

Donald Trump non è però l’unico a muoversi sul fronte della sovranità in questi giorni. La Commissione europea ha infatti presentato il Tech Sovereignty Package, un pacchetto composto da quattro diverse iniziative e che nasce, come sottolineato dalla stessa presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dalla necessità di non dipendere dagli altri per tecnologie che “fanno funzionare i nostri ospedali, mantengono stabili le nostre reti energetiche e proteggono i nostri servizi”. Ad oggi, infatti, l’Unione Europea dipende circa all’80% da altri soggetti per quanto riguarda prodotti digitali e infrastrutture, un dato critico evidenziato già dal report Draghi.

L’Unione Europea mira quindi a tracciare il proprio percorso verso la sovranità nel settore digitale, occupandosi non solo di intelligenza artificiale in senso stretto, ma anche delle infrastrutture – digitali e non – che ruotano intorno a questa tecnologia, come data center e cloud, e del mercato dei semiconduttori.

Il Tech Sovereignty Package comprende anzitutto due importanti proposte legislative, il Chips Act 2.0 e il Cloud and AI Development Act, accomunate dallo scopo di costruire uno spazio di autonomia dell’Unione Europea rispetto agli Paesi che, ad oggi, sono leader nel settore del digitale.

Con il Chips Act 2.0 l’Unione Europea vuole rafforzare la propria posizione nel mercato dei semiconduttori, attraverso il sostegno agli investimenti e ai progetti strategici e alla semplificazione delle procedure autorizzative. Negli ultimi anni abbiamo avuto prova del ruolo cruciale dei semiconduttori nello sviluppo tecnologico, e un concreto passo in avanti da parte dell’Unione Europea in questo settore avrebbe davvero un impatto cruciale. Eppure, di fronte alla forza di attori come Stati Uniti e Cina, che attualmente dominano il panorama, ad oggi è difficile intravedere uno spazio reale dell’Europa.

Come suggerisce il nome stesso, il Cloud and AI Development Act riguarda, invece, lo sviluppo del cloud europeo, necessario proprio alla luce del fatto che oggi la quasi totalità dei servizi di cui usufruiamo, sia nel settore privato che in quello pubblico, sono offerti da soggetti non europei. Oltre a sostenere lo sviluppo di soluzioni “nostrane”, il regolamento mira a introdurre dei meccanismi di certificazione e controllo per i servizi cloud offerti alla pubblica amministrazione. A seconda del livello di criticità del settore nel quale questi servizi sono destinati a essere impiegati, saranno richiesti requisiti più stringenti in termini di sicurezza e indipendenza. Il regolamento, infatti, si focalizza particolarmente sulla necessità che i servizi destinati a settori strategici e rilevanti per la sicurezza nazionale siano pienamente sotto il controllo europeo.

Un sistema di certificazione per “livelli” per i servizi cloud nella pubblica amministrazione non è, almeno in Italia, una grande novità. I criteri previsti dal Cloud and AI Development Act sembrano, però, discostarsi un po’ da quelli che ad oggi sono presi in considerazione, ad esempio, dalla nostra normativa nazionale, proprio perché pongono l’accento sul controllo effettiva dell’infrastruttura digitale piuttosto che, più semplicemente, sul luogo di conservazione dei dati. È questo il punto del pacchetto europeo in cui, forse, si trova maggiore affinità con la strategia americana, perché il filo conduttore di entrambe le iniziative è proprio l’importanza riconosciuta alle infrastrutture digitali nell’ambito della sicurezza nazionale.

A completare il Tech Sovereignty Package concorrono, infine, la strategia europea open source e la roadmap strategica per la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale nel settore energetico. L’intersezione fra il tema energetico e quello tecnologico, tenuto conto del fatto che uno degli aspetti più critici dello sviluppo dell’intelligenza artificiale è proprio l’enorme quantità di energia che richiede, spiega l’importanza di questo punto del piano europeo. L’obiettivo che l’Unione Europea si pone è particolarmente ambizioso, specialmente se si considera l’attuale situazione di dipendenza energetica nella quale ci troviamo.

In sintesi, il quadro generale è quello di due attori – Stati Uniti e Unione Europea – che, pur continuando a sostenere approcci diversi, agiscono nella consapevolezza di quanto l’incertezza degli attuali equilibri geopolitici abbia un peso sulle scelte da compiere. Da un lato, gli Stati Uniti rimangono convinti che la strada migliore sia la deregolamentazione, pur sentendo l’esigenza di porre l’accento sulla sicurezza. Dall’altro, l’Unione Europea continua a muoversi nel solco della legislazione usata come strumento per plasmare il futuro, cercando di colmare il gap di sviluppo che soffre in questo momento.

Quale sarà la strategia vincente? E in tutto ciò, quale sarà il ruolo della Cina?