MINARDO SCUOTE FORZA ITALIA DOPO IL VOTO

di Redazione

La dura analisi espressa da Nino Minardo dopo i recenti insuccessi elettorali del centrodestra in Sicilia traccia una linea di demarcazione netta nel dibattito politico dell’isola. Di fronte ai verdetti emersi dalle urne in diverse realtà, con il caso emblematico di Agrigento a fare da catalizzatore della crisi, il commissario regionale di Forza Italia ha scelto la via della trasparenza, evitando di nascondersi dietro i classici schemi della retorica di partito. La sua disamina non guarda alle coalizioni avversarie, ma scava all’interno della propria coalizione per portare alla luce i nodi irrisolti che hanno allontanato i cittadini.

Il fulcro del problema, secondo la ricostruzione del coordinatore degli azzurri, risiede in un profondo distacco tra la base elettorale e i rappresentanti sul territorio. Molti storici sostenitori della coalizione hanno infatti manifestato il proprio dissenso scegliendo la via dell’astensionismo o indirizzando il proprio voto altrove. Questa emorragia di consensi viene ricondotta dal commissario a precise responsabilità interne: l’essersi presentati alle urne divisi, logorati da liti locali e personalismi esasperati, ha proiettato un’immagine di debolezza e instabilità che gli elettori hanno duramente punito.

Ma c’è un elemento ancora più profondo e logorante che emerge dalla riflessione di Minardo, ed è la diffusa insofferenza dei siciliani verso gli scandali finanziari e giudiziari e verso il malcostume politico. Pur ribadendo la centralità del garantismo come principio cardine dello Stato di diritto, l’esponente azzurro sottolinea come l’opinione pubblica sia ormai satura di atteggiamenti arroganti e pretese di gestione del potere che ricordano i signorotti dell’epoca medievale. La risposta a questa deriva deve essere un ritorno immediato ai valori della sobrietà, della responsabilità e dello spirito di servizio. I vertici e i tavoli programmatici sono utili, ma diventano superflui se manca il coraggio di guardare con onestà ai propri errori e se non si dà spazio a amministratori che abbiano come priorità l’onorabilità delle istituzioni.

Questa impostazione merita condivisione. Forza Italia e il centrodestra devono ripartire esattamente da questo principio di realtà. La fiducia dei cittadini non si eredita per diritto dinastico e non si può pretendere: è un bene prezioso che va conquistato, difeso e onorato ogni giorno attraverso comportamenti coerenti e credibili. Il punto di partenza ideale per questa ricostruzione morale e politica si trova scritto chiaramente nell’articolo 54 della Costituzione italiana.

La nostra Carta fondamentale ricorda che tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne le leggi, ma impone un carico ancora più pesante su chi esercita funzioni pubbliche, stabilendo il dovere categorico di adempierle con disciplina ed onore. Soltanto azzerando le vecchie logiche e promuovendo una classe dirigente capace di fare propri questi precetti costituzionali, la politica potrà finalmente ricucire il legame spezzato con il proprio elettorato.

Si tratta adesso di verificare se alle parole corrisponderanno i fatti.