Il grande progetto del Ponte sullo Stretto si trova nuovamente al centro di una tempesta che mescola dinamiche giudiziarie e becere polemiche politiche. La Procura di Roma, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe De Falco e del procuratore capo Francesco Lo Voi, ha infatti avviato un’indagine che ipotizza i reati di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, accendendo i riflettori su presunti tentativi di condizionare l’organo supremo di controllo contabile dello Stato.
Al centro dell’attenzione degli inquirenti vi sono alcune figure specifiche che avrebbero cercato di influire sulle decisioni della Corte dei conti proprio nei mesi in cui i magistrati erano chiamati a esprimersi sulla fondamentale delibera del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile. Le perquisizioni, eseguite dai carabinieri del Ros, hanno toccato uffici e abitazioni private nelle città di Roma, nella provincia di Reggio Calabria, a Rosarno, a Vibo Valentia e nel Frusinate, in particolare nella località di Aquino, portando al sequestro di materiale informatico, smartphone e documenti nel tentativo di fare piena luce su una rete di relazioni mirate \\a ottenere il via libera al piano definitivo dell’infrastruttura.
L’impianto accusatorio delineerebbe uno scenario in cui l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Tommaso Miele, magistrato di lungo corso andato in pensione nel febbraio scorso, avrebbe fatto da “talpa” anticipando orientamenti e dinamiche riservate delle camere di consiglio. In cambio di queste presunte indiscrezioni e di una supposta attività di consulenza occulta per superare i rilievi critici, gli altri soggetti indagati, ovvero l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina Spa ed ex commissario della Lega in Calabria, e Vincenzo Virgiglio, imprenditore e responsabile delle relazioni esterne dell’associazione Accademia Calabria, associazione culturale e di promozione territoriale, avrebbero promesso appoggi politici e relazionali.
L’obiettivo ipotizzato dagli inquirenti sarebbe stato quello di garantire al magistrato prestigiosi incarichi dirigenziali all’interno di enti pubblici, come la presidenza dell’Antitrust o di una società partecipata, una volta terminato il suo servizio attivo. Dal canto suo, l’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha immediatamente preso le distanze dalle vicende descritte dai media, dichiarandosi del tutto estraneo ai fatti e offrendo la più totale collaborazione agli organi inquirenti per tutelare l’onore dell’azienda. Anche lo stesso Saccomanno ha respinto con fermezza le accuse, parlando di ricostruzioni erronee ed esprimendo certezza che l’attività investigativa chiarirà l’assoluta regolarità dei comportamenti.
Davanti al blocco temporaneo imposto dal parere negativo della Sezione centrale di controllo della Corte dei conti, l’esecutivo nazionale rispose dimostrando una maturità istituzionale straordinaria. Dal punto di vista prettamente formale e giuridico, il Governo guidato da Giorgia Meloni avrebbe potuto fare valere le proprie prerogative politiche, decidendo di ignorare i rilievi sollevati dai magistrati contabili e procedendo autonomamente con l’iter del progetto. Una scelta del genere avrebbe senza dubbio innescato un durissimo scontro istituzionale tra i poteri dello Stato, ma avrebbe permesso di mantenere intatta la tabella di marcia dei cantieri.
Al contrario, la presidenza del Consiglio e i ministeri competenti hanno preferito la via del dialogo e del rispetto reciproco tra le istituzioni. Si è scelto di accogliere integralmente le osservazioni e le perplessità espresse nella relazione della Corte dei conti, avviando un lavoro meticoloso e dettagliato per superare ogni criticità. I tecnici governativi sono attualmente impegnati nella redazione di una nuova delibera da sottoporre al vaglio del comitato interministeriale, operando con estrema scrupolosità per blindare l’opera sotto il profilo finanziario, amministrativo e procedurale, garantendo la massima trasparenza e la piena conformità alle normative vigenti, anche europee, incluse le tutele per l’habitat naturale.
Esaminando i dettagli descritti finora sull’inchiesta e i passaggi delle conversazioni captate, non si può escludere che nella vicenda possano essere entrate in gioco dinamiche di millanterie. Elementi privi di un reale potere decisionale o di un’effettiva capacità di orientare i destini di un investimento da miliardi di euro potrebbero avere amplificato la percezione di una presunta influenza al solo scopo di accreditarsi o di ottenere futuri vantaggi. Si tratterebbe di un classico schema di autopromozione che non avrebbe comunque scalfito l’indipendenza della Corte dei conti, la quale ha infatti bocciato la delibera, dimostrando nei fatti l’inutilità e l’inefficacia di qualsiasi presunta pressione interna.
Come era ampiamente prevedibile, alla notizia dell’apertura dell’indagine, le forze di opposizione e i vari movimenti contrari alla realizzazione dell’infrastruttura hanno immediatamente cavalcato l’azione della magistratura per lanciare violenti attacchi politici concentrati sul tentativo di dipingere il progetto come un calderone di opacità e sprechi. Questi si confermano i veri nemici della Sicilia e dello sviluppo del Mezzogiorno, preferendo mantenere i territori meridionali in una condizione di cronico isolamento infrastrutturale piuttosto che riconoscere la bontà di un’opera che cambierà la storia economica del Paese. Contrastare questo collegamento significa negare il diritto all’emancipazione, alla modernità e alla continuità territoriale di milioni di cittadini.
È fondamentale che la magistratura compia il proprio dovere con la massima celerità e determinazione. Se le indagini romane dovessero accertare che singoli individui hanno violato le leggi dello Stato, è giusto che questi soggetti vengano perseguiti e paghino duramente secondo quanto previsto dal codice penale. L’eventuale colpa dei singoli non può, però, e non deve in alcun modo pregiudicare il destino di un’opera pubblica di portata epocale. I reati personali non cancellano la validità ingegneristica, strategica ed economica del progetto.