RACKET A PALERMO NECESSARIE MISURE SPECIALI

di Redazione

Altri due incendi a Palermo dovuti al racket delle estorsioni.

Il primo episodio si è consumato in Piazza Rossi, nella borgata di Tommaso Natale, dove ignoti hanno appiccato il fuoco al portone d’ingresso del ristorante-pizzeria Ulisse. Le fiamme sono rimaste fortunatamente circoscritte all’esterno del locale, ma si tratta comunque di un chiarissimo atto intimidatorio. E per i titolari questo non è il primo episodio: già lo scorso 7 maggio, infatti, davanti alla saracinesca del locale, era stata rinvenuta una bottiglia contenente liquido infiammabile.

Quasi contemporaneamente, un secondo rogo è divampato sulla spiaggia di Vergine Maria. In questo caso, le fiamme hanno completamente distrutto le pedane in legno di un chiosco balneare ancora in fase di allestimento per la stagione estiva.

La Procura di Palermo e le forze dell’ordine, attualmente al lavoro per identificare i responsabili, non escludono che dietro questi due atti ci sia un’unica regia. L’ipotesi principale è che si tratti di un gruppo criminale emergente, intenzionato a ridisegnare i confini del controllo territoriale e a imporre la propria presenza sul tessuto economico locale.

Del resto, i due incendi della scorsa notte non sono casi isolati. Nello scorso mese si sono registrati almeno dodici episodi simili nella stessa area della città, colpendo la pizzeria Sunset e il bar-pasticceria Sweet Life a Sferracavallo, oltre ai ripetuti raid vandalici ai danni dei lidi di Isola delle Femmine e Capaci.

Davanti a questa sequenza di attacchi, la reazione delle istituzioni e della società civile è stata immediata e decisamente più dura rispetto al passato. Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha espresso vicinanza alle vittime, sottolineando però con forza che la semplice solidarietà non basta più e che la città rischia di scivolare nella rassegnazione se non riceverà una risposta straordinaria e immediata da parte dello Stato.

Sulla stessa linea si è espresso anche il presidente della Regione, Renato Schifani, ribadendo che la Sicilia onesta non si piegherà alla cultura della paura e confidando nella rapidità delle indagini.

Anche i sindacati confederali (Cgil, Cisl e Uil) sono intervenuti con una nota unitaria per condannare quello che definiscono un intollerabile attacco alla legalità e alla dignità del lavoro, offrendo massimo supporto legale e morale agli imprenditori e ai dipendenti colpiti da questa violenza.

Palermo, che in passato ha dimostrato di sapersi ribellare alla morsa mafiosa, si trova oggi nuovamente davanti alla necessità di dimostrare, con i fatti e con una presenza costante dello Stato, di essere più forte di qualunque minaccia.