L’APOLOGIA DELLA MAFIA DIVENTI REATO

di Umberto Riccobello

L’apologia della mafia e la sua introduzione come reato tornano al centro dell’attenzione mediatica dopo gli ultimi sviluppi investigativi che hanno interessato il capoluogo siciliano. La necessità di un intervento normativo stringente è emersa con tutta la sua urgenza anche a seguito dell’operazione scattata lo scorso 11 giugno a Palermo, che ha portato all’arresto di otto persone accusate di gravi reati legati alla criminalità organizzata.

Oltre alla gravità delle condotte contestate, a colpire profondamente gli inquirenti e l’opinione pubblica è stato il materiale emerso esaminando le attività digitali dei soggetti coinvolti. Su alcune piattaforme social, infatti, alcuni dei giovani finiti in manette erano soliti pubblicare contenuti multimediali esplicitamente volti a esaltare i disvalori della subcultura mafiosa e a glorificare figure storiche della criminalità e di Cosa Nostra, come il boss Totò Riina.

Questo fenomeno di mitizzazione ha riacceso i riflettori su una proposta legislativa depositata il 22 settembre al Senato della Repubblica dal parlamentare Raoul Russo, e alla Camera dei Deputati il 15 ottobre da Carolina Varchi, entrambi esponenti di Fratelli d’Italia. Il progetto di legge, già in discussione in Commissione al Senato, intitolato sinteticamente “Introduzione del reato di apologia della criminalità organizzata”, mira a colmare quello che viene definito come un pericoloso vuoto nel sistema penale italiano, offrendo ai magistrati e alle forze dell’ordine strumenti sanzionatori molto più incisivi per contrastare la propaganda criminale che viaggia sulla rete.

Nello specifico, la proposta normativa mira all’introduzione dell’articolo 416-bis.2 del Codice penale. Questo nuovo impianto sanzionatorio stabilisce che chiunque, attraverso atti concreti o comunicazioni espresse in qualsiasi forma e modalità, esalti i sodalizi criminali sia punito, qualora il fatto non costituisca un reato ancora più grave, con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una multa che varia da 1.000 a 10.000 euro. Si tratta di misure particolarmente severe pensate per colpire in modo mirato e incisivo tutti coloro che agiscono con un chiaro intento apologetico, volto a tessere le lodi della cultura criminale o a celebrare pubblicamente le azioni e le figure dei boss della criminalità organizzata.

L’uso sistematico dei social network per celebrare boss e organizzazioni mafiose non può più essere derubricato a semplice folklore o a marginale fenomeno di subcultura. Al contrario, si tratta di una vera e propria strategia di legittimazione culturale che rischia di fare proseliti tra i più giovani, trasformando figure responsabili di stragi e violenze di ogni genere in discutibili modelli di riferimento. La propaganda digitale, attuata tramite brevi filmati e brani musicali che inneggiano all’omertà e alla sfida allo Stato, rappresenta un’offesa intollerabile per la memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata e finisce per minare il costante e quotidiano lavoro di magistratura e forze di polizia sul territorio.

Il dibattito politico che si sta sviluppando attorno al testo in discussione a Palazzo Madama evidenzia la convinzione che la lotta alla criminalità debba essere combattuta non soltanto sul piano repressivo e della risposta giudiziaria dei singoli reati, ma anche e soprattutto sul piano culturale. L’obiettivo dichiarato dall’iniziativa parlamentare è quello di impedire che il fenomeno mafioso venga raccontato e percepito come un’alternativa affascinante o vincente rispetto alle istituzioni democratiche. La difesa della cultura della legalità richiede dunque una ferma presa di posizione normativa che consenta di punire severamente chiunque decida di diffondere pubblicamente messaggi, immagini o qualunque tipo di contenuto multimediale finalizzato a lodare i sodalizi criminali e i loro esponenti più noti.

La recente operazione nel capoluogo siciliano e le indagini che ne sono seguite confermano che i canali digitali sono diventati una vera e propria piazza virtuale in cui la criminalità cerca di ostentare il proprio potere e di raccogliere consenso. Di fronte a questo scenario, l’approvazione di una norma specifica viene sollecitata con forza per impedire che la violenza e la sopraffazione mafiosa continuino a trovare spazio e legittimazione, ribadendo che la mafia costituisce esclusivamente un male profondo che ha storicamente lacerato e impoverito il tessuto sociale ed economico della Sicilia e dell’intera nazione.