L’analisi del quadro politico siciliano tracciata da Gaetano Galvagno, Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, offre spunti di riflessione imprescindibili per il futuro del centrodestra nell’isola.
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In un’interessante intervista concessa al quotidiano La Sicilia, Galvagno non usa giri di parole per fotografare lo stato di salute della coalizione, reduce da passaggi elettorali amministrativi tutt’altro che entusiasmanti, e indica una rotta ben precisa per evitare che la guida della Sicilia scivoli verso le opposizioni.
Il punto di partenza della riflessione di Galvagno è estremamente matematico. Sebbene la somma algebrica dei voti dimostri che il centrodestra rappresenti ancora la maggioranza naturale dei siciliani, la realtà dei fatti evidenzia che le divisioni interne condannano alla sconfitta.
Secondo il Presidente dell’Ars, all’interno della coalizione albergano personalismi, piccoli egoismi e persino un sentimento di sottile ostilità che finisce per logorare l’alleanza dall’interno. Per superare questa impasse, Galvagno propone provocatoriamente una sorta di ritiro spirituale, un confronto schietto e senza telefoni, utile a stabilire regole d’ingaggio chiare prima che l’intera impalcatura di governo possa implodere.
In questo scenario di riorganizzazione, la proposta più forte e pragmatica avanzata nel corso dell’intervista riguarda la costruzione di un’alleanza stabile con Cateno De Luca e con il suo movimento, Sud chiama Nord.
Galvagno difende la serietà politica del sindaco di Taormina, sottolineando come con lui i patti siano sempre stati rispettati. Ma al di là della stima personale, a parlare sono ancora una volta i numeri: l’accordo con il leader autonomista viene definito come l’unico modo per blindare la vittoria alle prossime elezioni regionali e dormire sonni tranquilli, arginando l’avanzata di un centrosinistra che cercherà inevitabilmente di compattarsi attorno a un unico candidato.