TRAFFICO DROGA A CATANIA. ARRESTATO ANCHE NIKO PANDETTA

di Redazione

Un duro colpo al traffico di droga tra Calabria, Sicilia e Malta è stato inferto dalla Guardia di Finanza di Catania con l’operazione “Abisso”. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia etnea, ha portato all’arresto di 15 persone con accuse pesantissime. Niko Pandetta

Oltre all’associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, i magistrati contestano infatti l’aggravante del metodo mafioso. L’attività illecita avrebbe infatti agevolato due storiche organizzazioni criminali dell’isola: il clan Cappello-Bonaccorsi di Catania e il gruppo della Borgata, legato alla cosca Santa Panagia di Siracusa.

Le indagini, che hanno permesso di sequestrare in diverse occasioni almeno 25 chili di hashish, cocaina e marijuana, hanno trovato un importante riscontro anche grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia.

Tra i dettagli emersi dalle indagini spicca un’intercettazione legata alla perdita di un enorme carico di droga. Uno degli arrestati, Antonio Vasta, è stato infatti ascoltato mentre si disperava per non essere riuscito a recuperare, per conto di alcuni contatti calabresi, circa due tonnellate di cocaina.

Il carico era stato lasciato in mare aperto di fronte alle coste catanesi ed era stato individuato e sequestrato dalle fiamme gialle. Nei dialoghi captati dagli inquirenti, Vasta lamentava un mancato guadagno di ben 30 milioni di euro, una cifra enorme che, secondo le sue parole, avrebbe sistemato economicamente diverse famiglie vicine al clan.

Al centro dei riflettori degli inquirenti è finito nuovamente il cantante neomelodico e trapper catanese Vincenzo “Niko” Pandetta, 35 anni, noto anche per essere il nipote del boss Salvatore “Turi” Cappello.

Pandetta si trova già in cella per scontare una condanna definitiva a quattro anni e cinque mesi per spaccio ed evasione, dopo l’arresto avvenuto a Milano nel tardo 2024. Secondo l’ipotesi d’accusa, il cantante avrebbe continuato a svolgere un ruolo di mediazione negli affari di droga direttamente dal carcere, sfruttando telefoni cellulari introdotti illegalmente. Le intercettazioni mostrano Pandetta in videochiamata con esponenti dei Cappello-Bonaccorsi mentre si discuteva degli affari legati allo spaccio.

Quella dei telefoni dietro le sbarre è una questione spinosa per il trapper, già perquisito in passato dopo che un suo video era stato proiettato durante un concerto del collega Baby Gang a Catania, portando al ritrovamento di alcuni dispositivi nella sua cella.

La difesa del cantante respinge però fermamente ogni accusa. L’avvocato Riccardo Floris ha dichiarato che durante l’interrogatorio di garanzia, previsto in videoconferenza dal carcere di Prato, verrà dimostrata la totale estraneità ai fatti di Pandetta.

Il legale ha precisato che la parentela con il boss Cappello non equivale a un’affiliazione mafiosa e che le accuse poggiano sulle parole di un pentito che il suo assistito non ha mai conosciuto. Come previsto dalla Costituzione, la posizione di Pandetta e degli altri indagati rimane al vaglio della magistratura sotto il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.