Il panorama delle università siciliane descritto dai recenti dati AlmaLaurea rivela una realtà dinamica e meno lineare del previsto, dove nessuna università primeggia in assoluto sulle altre.
università siciliane
Se guardiamo alle dimensioni dei tre atenei statali dell’Isola, l’Università di Palermo si conferma come il polo principale con ben 7.701 laureati registrati nel 2024. Al secondo posto troviamo l’ateneo di Catania, che conta 5.912 laureati, mentre l’Università di Messina chiude il cerchio con un bacino più contenuto di 3.526 laureati.
Questa gerarchia, tuttavia, cambia radicalmente non appena l’analisi si sposta sui risultati occupazionali misurati a un anno dal conseguimento del titolo di studio.
Sul fronte dell’inserimento nel mondo del lavoro è infatti Catania a guidare la classifica con un tasso di occupazione del 50,2%. Segue a breve distanza Messina con il 47,8%, che riesce a superare Palermo, ferma al 47,5%.
Andando più a fondo, scopriamo che questa distanza si fa ancora più evidente per i percorsi di laurea magistrale biennale, dove l’ateneo catanese vola al 72,9% e quello palermitano si attesta al 70,0%, staccando Messina che si ferma al 63,4%. Al contrario, per quanto riguarda le lauree triennali, è Messina a registrare la performance migliore con il 35,4% di occupati, lasciandosi alle spalle Catania e Palermo.
Per quanto riguarda i guadagni mensili dei giovani professionisti a dodici mesi dalla laurea, il quadro generale appare straordinariamente equilibrato. Le retribuzioni medie mensili nette dei tre atenei sono quasi identiche, fluttuando intorno ai 1.330 euro: Palermo si attesta a 1.330 euro, Catania a 1.328 euro e Messina a 1.327 euro.
Anche in questo caso, però, le differenze più marcate emergono analizzando i singoli corsi. Per chi consegue una laurea magistrale biennale, infatti, Catania garantisce una busta paga media più corposa pari a 1.387 euro, contro i 1.358 euro di Palermo e i 1.336 euro di Messina. Se invece consideriamo chi ha concluso un percorso triennale, è Messina a garantire lo stipendio di partenza più alto con 1.262 euro.
Il report approfondisce inoltre l’esperienza di studio focalizzandosi sul profilo dei laureati di Catania, l’unico ateneo per cui è stato possibile estrarre i dettagli completi. Da questi dati emerge che oltre la metà degli studenti catanesi, esattamente il 50,6%, riesce a laurearsi in corso, affrontando un percorso formativo arricchito per molti da tirocini curriculari o attività lavorative riconosciute, che coinvolgono ben il 67,4% degli iscritti. L’esperienza internazionale tramite programmi come l’Erasmus riguarda invece il 5,4% dei laureati.
Ampliando lo sguardo sul profilo complessivo degli studenti siciliani per capire chi sono i giovani che frequentano queste aule notiamo come si tratti di una comunità studentesca fortemente legata alla propria terra, dato che solo il 4,2% dei laureati proviene da fuori regione. Questi ragazzi dimostrano un rendimento accademico eccellente: la media dei voti di laurea nell’Isola tocca i 105,4 punti, superando nettamente la media nazionale.
Nonostante le difficoltà strutturali del mercato del lavoro locale, che vede ancora un forte divario con le percentuali occupazionali del resto d’Italia, i giovani apprezzano con convinzione la propria esperienza universitaria. Quasi la totalità degli studenti, pari all’89,7% del totale, si dichiara complessivamente soddisfatta del percorso intrapreso, apprezzando sia il carico di studi sia il rapporto con il corpo docente.
In conclusione, il report di AlmaLaurea ci restituisce tre atenei con identità precise: Palermo agisce come il grande hub di riferimento per volumi, Catania si distingue come la realtà più performante per l’accesso al lavoro e Messina si rivela un polo solido e coeso, capace di offrire un’eccellente formazione post-laurea soprattutto nei percorsi triennali.
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