PARCO DEGLI IBLEI, LA PRONUNCIA DEL TAR

di Redazione

Il futuro del Parco degli Iblei è a una svolta decisiva dopo che il Tribunale Amministrativo Regionale ha imposto una precisa scadenza cronologica per decretarne la nascita. La sentenza dei giudici amministrativi del 28 maggio scorso ha accolto le ragioni portate avanti dall’Ente Fauna Siciliana, la realtà associativa fondata a Noto nel 1973, che ha promosso il ricorso contro il lungo silenzio delle istituzioni.

Con questa decisione, il tribunale ha stabilito che l’attesa durata quasi un ventennio deve considerarsi conclusa, poiché la documentazione e la perimetrazione tecnica dell’area sono già state definite in ogni dettaglio nei tavoli romani e regionali. Di conseguenza, l’assessorato al Territorio e ambiente della Regione Siciliana si trova ora nella condizione di dover dare seguito all’ordine giudiziario entro sei mesi, senza ulteriori spazi di rinvio.

Se da un lato l’area protetta rappresenta un traguardo per chi vede nella conservazione della natura un volano economico basato sui finanziamenti per il recupero dei centri storici e la promozione delle colture biologiche, dall’altro lato l’imminente attivazione del vincolo territoriale ha sollevato un’ondata di forti preoccupazioni. La superficie coinvolta, quasi 150 mila ettari, tocca infatti tre diverse province dell’isola – Siracusa, Ragusa e Catania – e 27 comuni, inglobando territori a forte vocazione agricola, zootecnica e manifatturiera che temono una paralisi operativa causata da nuove restrizioni e appesantimenti burocratici.

La Coldiretti ha espresso una netta contrarietà verso l’attuale impostazione della riserva, sostenendo che un’estensione così rigida rischi di trasformare il comparto agricolo in una sorta di museo all’aperto. Secondo l’organizzazione di categoria, le attività produttive che da generazioni operano in quella zona possiedono già modelli di gestione sostenibili e difendono la biodiversità locale attraverso pratiche consolidate. Introdurre normative statiche e rigide, in un momento in cui le aziende devono invece dimostrare flessibilità anche per affrontare le sfide dei mutamenti climatici, potrebbe compromettere la sopravvivenza stessa di molte eccellenze agroalimentari ed economiche della Sicilia orientale. Per queste ragioni, l’associazione ha chiesto un immediato ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativa.

Sulla questione è intervenuta l’assessora al Territorio e ambiente, Giusi Savarino, la quale ha spiegato che i suoi uffici hanno già provveduto a stilare una dettagliata relazione per analizzare il pronunciamento giudiziario insieme alla presidenza della Regione. L’esponente della giunta ha preso atto della posizione espressa dai magistrati, rilevando come l’organo giudicante consideri ormai del tutto esaurita e chiusa la fase istruttoria del procedimento.

Pur evidenziando i passaggi amministrativi e le relazioni interne che avevano precedentemente ipotizzato percorsi differenti su impulso dell’Assemblea Regionale Siciliana, l’assessore ha ammesso che, alla luce del verdetto, l’amministrazione non ha in questo momento altre opzioni se non quella di procedere verso l’istituzione dell’area protetta, restando in attesa di concordare una linea d’azione definitiva con il presidente della Regione.

Anche sul fronte politico si levano voci che invitano alla prudenza e alla concertazione prima di apporre sigilli definitivi sulle mappe. Tra queste spicca la posizione espressa da Luca Cannata, deputato nazionale di Fratelli d’Italia, che ha sottolineato la necessità di avviare un dialogo trasparente con i sindaci e le comunità residenti. Pur conoscendo il valore fondamentale della tutela dell’ecosistema e della valorizzazione delle risorse naturali, il parlamentare ritiene che un progetto di tale portata non possa essere calato dall’alto senza considerare la zonizzazione e le necessarie compensazioni economiche per il tessuto produttivo. L’obiettivo deve essere quello di generare sviluppo e occupazione, evitando che lo strumento del parco si trasformi in un ostacolo burocratico per gli allevatori e le imprese locali.

Nel valutare la complessità di questo scenario appare evidente come la salvaguardia del territorio sia un principio meritevole di sostegno, capace di proteggere un patrimonio ambientale unico e di dare slancio al turismo sostenibile e alle comunità energetiche. Tuttavia, la creazione di una riserva naturale non può prescindere dalla sostenibilità economica e sociale. Se le regole di tutela si traducono in un eccesso di vincoli capaci di ingessare le forze produttive e i sistemi agricoli tradizionali, il rischio è quello di svuotare i territori invece di valorizzarli. La sfida cruciale per la Regione non sarà quindi solo quella di rispettare i tempi dettati dal tribunale, ma di trovare un compromesso concreto affinché la protezione della natura non diventi un freno insostenibile per l’economia dell’isola.